Da un po’ di giorni, tra i dirigenti del Pd e del centrosinistra più in generale, rimbalza una domanda che sta diventando: come mai Repubblica (il giornale fondato da Eugenio Scalfari) si è schierata così fortemente contro le primarie?
Che poi è come dire contro Elly Schlein. Perché ormai è chiaro a tutti che picconare le primarie significa colpire Schlein, indebolirla. Perché i gazebo, come la segretaria del Pd ha capito da tempo e perciò è determinata a volerle, sono l’unica possibilità perché Schlein diventi candidata premier.
Se non si fanno, infatti, resta solo una alternativa: scegliere un terzo tra lei e Giuseppe Conte, dal momento che il leader del M5S ha messo in chiaro più volte (da ultimo lunedì sera a In Onda) che per quanto lo riguarda non esiste un altro metodo per scegliere chi guida la coalizione. Perché, allora, Repubblica, giornale che da sempre gioca un ruolo non secondario nell’indirizzare i destini del centrosinistra, ha deciso di sostenere la battaglia di chi vuole indebolire Schlein?
Non si fida della segreteria? Pensa che non sia adatta a ricoprire il ruolo di premier? Ritiene, come molti persino nella maggioranza che formalmente sostiene la segretaria, che non sia la personalità più competitiva per battere Giorgia Meloni? Sentono aria di vittoria e pensano che l’indicazione spetti a loro? Sono domande che, in questi giorni, in tanti nel campo largo si fanno. Consapevoli che il quotidiano fondato da Scalfari resta un attore importante nella costruzione e nella direzione del consenso attorno al centrosinistra. È sempre stato un elemento non trascurabile. Lo è anche ora, nonostante la crisi dei giornali cartacei. Soprattutto in uno scenario in cui l’alleato-competitor, il M5S, ha un giornale, Il Fatto quotidiano, che lo sostiene.
Come ha detto ieri Igor Taruffi, responsabile dell’organizzazione del Pd, presentando il programma della Festa nazionale dell'Unità, «basta dare attenzione ai commentatori, diamo più attenzione al popolo vero, di cui non dobbiamo avere paura anche quando lo dovremo chiamare, se sarà necessario, a scegliere chi guiderà il centrosinistra». Il programma, però, non è ancora definito. Si sa per certo, però, chi non ci sarà: Romano Prodi, Silvia Salis, Alessandro Onorato e Carlo Calenda. Per il primo, possono esserci motivi personali. La seconda ha opposto motivi istituzionali. Gli ultimi due sono scelte politiche. Quanto a Giuseppe Conte, verrà il giorno prima di Schlein, ma circondato da altrettanti big del Pd.