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Beatrice Lorenzin e Pd senza vergogna: "I tagli di Meloni", cosa finge di scordare

giovedì 3 settembre 2026

2' di lettura

Più soldi alla Sanità. Detto dalla ministra che al settore ha tagliato più fondi. Beatrice Lorenzin, ex Forza Italia e Ncd oggi finita nel Partito democratico, non smette di stupire. E il suo affondo contro il governo di centrodestra guidato da Giorgia Meloni, come fanno notare da più parti sui social, sembra più una provocazione che un paradosso. 

"Cinque milioni e 800mila italiani che in un solo anno rinunciano a visite ed esami sono la fotografia più drammatica della crisi del nostro Servizio sanitario nazionale. Ora persino il ministro Schillaci chiede al governo almeno 5-5,5 miliardi in più per la sanità nella prossima legge di bilancio, riconoscendo di fatto quello che denunciamo da quattro anni: il finanziamento del SSN non regge più il combinato disposto dell'invecchiamento della popolazione, della fuga del personale sanitario, dell'inflazione e dell'accesso alle nuove terapie". 

"La prossima legge di bilancio - prosegue la vicepresidente dei senatori dem - sarà quindi la prova del nove per Meloni e per la sua maggioranza, vedremo se alle parole seguiranno finalmente le risorse necessarie per personale, liste d'attesa e servizi ai cittadini. Ma in questi anni non sono mancate soltanto le risorse. Sono mancate soprattutto le riforme e una vera strategia per rendere il SSN capace di affrontare la nuova domanda di salute. E mentre il sistema nazionale si indebolisce, l'unica grande riforma che il governo sta concretamente portando avanti in sanità è l'autonomia differenziata, con le pre-intese già aperte anche sulla tutela della salute".

"E' un paradosso pericolosissimo. Mentre aumentano le disuguaglianze territoriali e quasi un italiano su dieci rinuncia alle cure, invece di rafforzare l'universalismo del Servizio sanitario nazionale si rischia di frammentarlo ulteriormente. Sarebbe il colpo di grazia a un SSN che ha bisogno esattamente del contrario: più risorse, più personale, più capacità di governo nazionale e uguali diritti alla salute da Nord a Sud".

La Lorenzin, qui sta il bello, è stata ministra della Salute subito dopo il governo di Mario Monti, quello dei famigerati "tagli lineari". L'esecutivo Letta proseguì sulla strada della "sobrietà" draconiana, e con Lorenzin titolare del Ministero furono effettuati, come ricorda anche il Secolo d'Italia, circa 2,35 miliardi di euro di tagli diretti, 4 miliardi contando i mancati incrementi rispetto a quanto programmato negli anni precedenti. Dopo i 5 anni di governo di centrosinistra, solo il disastro Covid fece cambiare l'inerzia degli stanziamenti. 

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