Il Movimento Cinquestelle si prepara alla convention di sabato e domenica. In ballo non c’è solo il lancio della campagna elettorale di Giuseppe Conte per le primarie del Campo largo, ma anche l’erezione di un muro attorno al leader assediato dall’incubo di un possibile ritorno in campo di Beppe Grillo e terrorizzato da alcuni sondaggi che lo darebbero in svantaggio rispetto ad Elly Schlein.
Partiamo da Nova, la due giorni milanese (sabato e domenica) che chiude un tour che ha toccato un po’ tutta l’Italia per raccogliere punti e idee da mettere nero su bianco nel programma pentastellato delle prossime elezioni politiche. E a giudicare dai “pezzi da novanta” che interverranno c’è da farsi il segno della croce. Ci sarà Tomaso Montanari, rettore dell’Università per stranieri di Siena, da anni ingaggiato in una battaglia contro il governo. La sua tesi è che l’esecutivo sia sostanzialmente erede del fascismo. E durante l’ultima campagna referendaria defini “bandito” il presidente del Senato Ignazio La Russa, che lo querelò. A parlare di infrastrutture ci sarà inve e Mario Tozzi, uno dei simboli del “No” al Ponte sullo stretto («In caso di terremoto, se restasse in piedi, sarebbe il collegamento tra due cimiteri») e ha condotto una battaglia senza confini contro i balneari.
ANTI ISRAELE
Poi ci sarà la scrittrice Ginevra Bompiani, che ha definito il governo Meloni «più che fascista, nazista» e pur disprezzando sia l’Iran sia Israele, ha detto di preferire il primo perché almeno «non è uno Stato genocida». Chissà cosa le avrebbero detto le decine di migliaia di iraniane e iraniani massacrati durante le rivolte contro il regime... Ma la guest star - Conte e Travaglia a parte - sarà senza dubbio Francesca Albanese, pure lei anti israeliana convinta, le cui posizioni estreme le sono valse la richiesta da parte del governo francese (oltre che dal nostro) di essere rimossa dal ruolo di relatrice speciale dell’Onu. A Nova ci saranno poi una serie di economisti stranieri che proveranno a disegnare gli scenari futuri del mondo. Sperando che ci si allontani da “Bonus 110”, “banchi a rotelle” o “redditi di cittadinanza” vari. Gran finale, ovviamente, con Giuseppe Conte che chiuderà entrambe le giornate di lavori.
Ad agitare le notti di Giuseppe Conte, però, c’è lo spettro di Beppe Grillo. Il fondatore del Movimento, fatto fuori dall’avvocato del popolo, ultimamente è tanto attivo quanto misterioso. Prima la pubblicazione sui suoi social di un simbolo elettorale con la scritta “Movimento zero stelle”, poi l’annuncio della sua partecipazione al podcast di Fedez “Pulp” che andrà in onda lunedì. Due indizi che secondo alcuni sarebbero la prova di una nuova discesa in campo di Grillo (discesa che i sondaggisti pesano tra il 3 e il 4%). Ieri però è arrivata secca la smentita dalla redazione di “Pulp”: «Il fantastico bailamme di dichiarazioni scoppiato negli ultimi giorni intorno alle ipotetiche dichiarazioni fatte da Grillo nel primo episodio della nuova stagione di Pulp Podcast, è davvero surreale - si legge nella nota -. Per il semplice fatto che le parole attribuite all’ex garante del Movimento Cinquestelle non sono mai state pronunciate nel corso della registrazione». Così ieri si è diffusa una nuova voce secondo la quale Grillo inviterebbe i simpatizzanti Cinquestelle a non andare a votare. Una tesi che sarebbe una beffa per l’uomo diventato famoso con la teoria dell’uno vale uno...
Intanto nel Movimento i big fanno quadrato attorno a “Giuseppi”. Il vicepresidente del movimento, Giuseppe Gubitosi spiega che «oggi nel M5S non vedo nostalgici di grillo». Anche l’ex portavoce pentastellato Rocco Casalino boccia l’eventuale ridiscesa in campo del comico: «È stato un megafono straordinario, ma dopo la scomparsa di Casaleggio, onestamente, ho visto Grillo più in difficoltà nelle scelte politiche e strategiche».
TRA ARMI E SONDAGGI
L’ultimo grattacapo, in ordine di tempo, per Conte arriva da un sondaggio di Scenari Politici secondo il quale Elly Schlein sarebbe nettamente davanti al leader Cinquestelle, distaccato di otto punti percentuali, ma dal Movimento fanno spallucce. Tanto che ieri sera Conte, parlando a Di Martedì, ha ribadito che «per me le primarie non sono mai divisive. Però la soluzione non può essere quella di riconoscere che il segretario del partito più forte fa asso piglia tutto». Quindi «in assenza di un nome terzo l’unica possibilità è di andare alle primarie, che è una parola che ricorre nello statuto del Pd tantissime volte». Poi è tornato ad attaccare il Pd sulle armi all’Ucraina: «Credo che un progetto progressista non possa che essere alternativo all’azione di governo e alla politica estera fin qui attuata a palazzo Chigi. Quindi se dobbiamo essere progressisti significa che il giorno dopo si dà una svolta in politica estera. Se noi continuiamo a mandare le armi in Ucraina, in che cosa ci caratterizziamo in senso progressista?».