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Bollo auto, perché è assurdo il paragone con Tridico

È quella dell'ex presidente dell'Inps la reazione sicuramente più ascoltata e rilanciata anche sui social, vera agorà della politica oggi
di Fabio Dragoni venerdì 18 settembre 2026

3' di lettura

Giornata di rodimenti ieri con la sinistra spiazzata dall’annuncio del taglio del bollo. Due le reazioni più risentite. La prima è quella dell’ex premier Matteo Renzi che ripesca un vecchio post Facebook di Giorgia Meloni del 5 maggio 2016. Dieci anni fa Giorgia accusava l’allora Presidente del Consiglio e segretario del PD di essere un «venditore di pentole» perché voleva «abolire il bollo auto». L’accusa di Meloni era quella di lanciare queste proposte per coprire mediaticamente la notizia dell’arresto di un sindaco del Pd. «Questa è Giorgia Meloni» chiosa Renzi. «Una leader che aggredisce gli avversari e poi li copia».

Ma copiarlo in che senso, scusa Matteo? Se tu avessi abolito il bollo auto non ci sarebbe stata l’occasione di farlo ora. Ma è quella di Pasquale Tridico la reazione sicuramente più ascoltata e rilanciata anche sui social, vera agorà della politica oggi. In un suo discorso conclusivo della kermesse Atreju Meloni equiparava Pasquale Tridico -candidato M5S alla presidenza della Calabria- a Cetto La Qualunque perché aveva promesso il taglio del bollo una volta divenuto governatore. La critica, lo sfottò e il garbato risentimento di Tridico sono comprensibili. Ma completamente fuori bersaglio. Quella di Tridico era una promessa elettorale. Perché si tramuti in realtà serve la lealtà del candidato nel tener fede alla parola data. Ma occorre - ancora prima e soprattutto che il candidato quella competizione la vinca. Una condizione necessaria ma non sufficiente perché la promessa si avveri. Ma Tridico quelle elezioni non le ha vinte e nessuno saprà se lui il bollo l’avrebbe tolto o no.

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Anzi non l’avrebbe tolto e vi spiego fra poco perché. Rimane intanto che la promessa elettorale di un candidato non può essere equiparata all’annuncio di un Presidente del Consiglio nella pienezza dei suoi poteri e sostenuto da una maggioranza in grado di approvare una sua decisione. Insomma, le parole di Meloni non sono una promessa ma un annuncio. Quelle di Tridico non erano un annuncio ma una promessa. Ma si può ben dire, senza mancare di rispetto all’ex presidente dell’Inps, che quella promessa elettorale era assolutamente irrealizzabile. E anche qui vi spiego perché. Il bilancio di una Regione è fatto ovviamente di entrate e di uscite come quello di qualsiasi ente. Quasi il 60% di ciò che entra nelle casse sono trasferimenti da Roma. Poi c’è un 10% di entrate varie (tariffe sui servizi etc).

Infine c’è un altro 30% di imposte regionali; ovvero Irap, addizionale Irpef e quindi il famigerato bollo auto. Questo può arrivare a pesare dal 2 al 4% del totale delle entrate. E come spende questi soldi una Regione? Quasi tutto in sanità (70-75%) e trasporti (10%). È evidente a chiunque che se Tridico avesse tagliato il bollo, avrebbe potuto finanziare questa misura soltanto falcidiando la sanità.

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Le regioni infatti non hanno autonomia impositiva. Non possono inventarsi nuove tasse o alzare o abbassare ad libitum quelle che la legge consente loro di imporre. Per farvi comprendere quanto bislacca fosse la promessa di Tridico, se il bollo nel bilancio regionale arriva a pesare il 4% delle entrate è come se Giorgia Meloni abbassasse una tassa di circa 30 miliardi (tutto il bollo e tutta l’Imu per intendersi). Sarebbe possibile? Ed infatti questo taglio del bollo pesa “appena” due miliardi. La differenza fra Tridico e Meloni sta tutta qui. È come se io vi dicessi: «Vincerò Wimbledon». Ed è come se Sinner vi dicesse: «Vincerò Wimbledon». Stesse parole, certo. Ma vi sembra la stessa storia?

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