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"Se mi dai i soldi...": la frase al telefono che ribalta Garlasco, cosa è successo

di Simona Pletto mercoledì 23 settembre 2026

3' di lettura

«Se mi dai i soldi ti aiuto». È la frase che riaccende i riflettori sull’audio di Andrea Sempio. È il racconto di un presunto sistema di favori e denaro, un racconto che chiama in causa Silvio Sapone e l’inchiesta “Clean”. L’audio, trasmesso da “Lo Stato delle Cose”, il programma Rai condotto da Massimo Giletti, è un’intercettazione del settembre 2025, contenuta nelle carte dell’inchiesta. Nel suo racconto, alcuni imprenditori sarebbero stati avvisati dell’arrivo della Finanza e, in cambio di una forma di protezione, avrebbero pagato denaro. «C’era un sistema», dice Sempio parlando delle persone sottoposte a indagine: «Se mi dai i soldi ti aiuto». L’audio documenta il racconto di Sempio, ma non prova che quel sistema sia realmente esistito.

Poi il discorso torna a Garlasco. Sempio sostiene che Sapone si occupasse anche delle intercettazioni. «Aveva intercettato anche noi in quel periodo», dice. Racconta poi di una telefonata ricevuta da Sapone. Sempio riferisce che l’interlocutore voleva parlargli e si sarebbe qualificato come «il maresciallo o il colonnello, quello che era». Alla domanda «Ma è un interrogatorio?», la risposta sarebbe stata: «No no, ti dobbiamo parlare». Sempio dice di aver passato la telefonata al suo avvocato, Soldani. «Non ho più saputo niente». In seguito, al legale avrebbe chiesto spiegazioni e si sarebbe sentito rispondere: «È un pirla, lascia perdere». «Finita lì con Sapone», racconta.

Va detto che nell’audio non emerge che Sempio abbia dato soldi a Sapone. Né Sapone né Giuseppe Spoto risultano indagati dalla procura di Brescia per il presunto “sistema Garlasco”. Sapone ha negato di avere agevolato qualcuno. Sulle telefonate a Sempio ha spiegato: «Si pensava di sentire Sempio a verbale e l’ho chiamato per fargli la notifica. Poi i magistrati hanno cambiato idea perché lo volevano prima intercettare». Sempio è indagato dal marzo 2025 per l’omicidio di Chiara Poggi, uccisa nel 2007 nella villetta di famiglia a Garlasco. A Brescia si è sviluppato il filone sulla presunta corruzione in atti giudiziari legata all’inchiesta del 2017 su Sempio. Mario Venditti, pm che aveva seguito quel fascicolo, è stato prosciolto; resta aperta l’ipotesi di reato nei confronti di altre persone.

Poi c’è l’altro giallo di Garlasco: la morte di Giovanni Ferri. Fu trovato morto il 22 novembre 2010 in una stretta intercapedine di via Mulino, con la gola e un polso tagliati e un coltello vicino al corpo.
La procura classificò la morte come suicidio. La vedova, Gabriella Canti, ha presentato, attraverso l’avvocato Fabrizio Gallo, una denuncia per omicidio volontario contro ignoti. Al centro della contestazione ci sono alcuni dettagli della scena. La moglie sostiene di non aver mai visto in casa il coltello che sarebbe stato trovato nella mano sinistra di Ferri. Secondo Gallo, le ferite alla carotide avrebbero provocato sangue copioso e a schizzi, mentre il cadavere sarebbe stato trovato «quasi pulito», senza sangue intorno. «Quali possono essere i collegamenti suggestivi?», osserva Gallo. «I Ferri abitavano di fronte alla casa di Sempio e il loro medico di base, Corrado Cavallini, era anche il medico della famiglia Sempio. Cavallini si suicidò con una dose di veleno nel 2012, un anno e sette mesi dopo Ferri». Anche lui, come Giovanni, pare non avesse alcun motivo per togliersi la vita. Il legale segnala poi un altro elemento: «Alcune persone, tra cui parenti, le suggerirono di lasciare stare». E riferisce di persone che avrebbero preferito non approfondire «per evitare guai». Circostanze da verificate. C’è poi il dubbio sul repertamento del coltello. Il maresciallo Francesco Marchetto, a “Mattino Cinque”, ha dichiarato di non riconoscere la firma apposta sul documento relativo al reperto. E poi c’è l’altra anomalia: «Il fascicolo Ferri era sparito, non si trovava», racconta Gallo. «Poi, per fortuna, il capo della procura di Pavia, Napoleone, lo ha trovato. Sono un centinaio di pagine, interessanti». La richiesta di riapertura è stata depositata il 14 settembre. Ora la procura valuterà. Tra l’audio di Sempio e la vicenda Ferri non c’è, allo stato, un collegamento giudiziariamente accertato. Sono due storie che a distanza di anni tornano a bussare alla porta della stessa città: una voce che parla di un presunto sistema di favori e denaro e una vedova che chiede di rileggere la morte del marito.
 

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