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Cateno De Luca: "Punto al 3%. Ecco come aiuterò Giorgia"

di Tommaso Montesano sabato 10 ottobre 2026

4' di lettura

Sindaco Cateno De Luca, è pronto per questa nuova avventura?
«Io sono sempre pronto. Cintura ai fianchi e lanterna accesa».

Cateno Roberto Salvatore De Luca, classe 1972, cinque volte sindaco (Fiumedinisi, Santa Teresa di Riva, Messina e città metropolitana, Taormina), oltre 600mila preferenze incassate in quarant’anni di politica (il conto è suo), è l’uomo del momento: il suo movimento, “Sud chiama Nord”, a sorpresa ha siglato un accordo politico con Giorgia Meloni in vista delle Politiche del prossimo anno: sarà la quinta gamba - o meglio, la gamba degli amministratori locali - del centrodestra. «Valiamo l’1,5% a livello nazionale, ma io non gioco per fare il miglior perdente: il nostro obiettivo è superare il 3%». Una percentuale che potrebbe risultare decisiva per raggiungere il 42% dei voti, necessario per ottenere il premio di maggioranza.
Senza bisogno di ricorrere a Roberto Vannacci.

Una vita fuori dagli schemi e adesso l’intesa con il centrodestra: perché?
«Mi ha convinto la disponibilità della Presidente a puntare sui territori. Sui sindaci e le comunità locali, che hanno diritto a una rappresentanza diretta. E poi Meloni è un’eroina».

Addirittura?
«Scusi, ma lei come la definirebbe una leader che dopo trent’anni ha rotto il tabù delle preferenze?».

Ha letto le critiche dell’opposizione? Non sarebbero vere preferenze perché il capolista è bloccato, i nomi del listone del premio di maggioranza sono decisi dai partiti e quelli tra i quali scegliere pure.
«Come si dice? L’ottimo è nemico del buono. Intanto Meloni ha rotto il tabù».

Lei è sempre stato non catalogabile: entrando nel gioco politico classico non teme di snaturarsi?
«No, tutto ciò che metto in atto è studiato fino all’ultimo passo. La nostra identità sarà valorizzata».

A proposito di valorizzazione dei territori: allora non è vero che è una prerogativa del “campo progressista”, come si vanta Alessandro Onorato...
«Onorato non ha mai amministrato neanche un condominio, io cinque Comuni. Il suo è un civismo in provetta. Vorrei sapere qual è il suo valore aggiunto: chiede protezione di 5Stelle e con lui ci sono i soliti noti, tutti iscritti al Pd e legati al centrosinistra. Quella di Onorato è un’operazione d’area, mentre il nostro 1,5% non si è mai schierato».

È vero che sta lavorando per portare dalla sua parte altri amministratori locali non legati al centrodestra?
«Il mio movimento e i “Sindaci d’Italia”, una rete di oltre 100 amministratori, stanno valutando di fare un percorso comune e un lavoro sinergico. Stiamo parlando di una rete guidata da Ernesto Magorno, parlamentare per due legislature del centrosinistra ed ex sindaco di Diamante, e da Paolo Amenta, sindaco di Canicattini Bagni, presidente siciliano dell’Anci ed ex dirigente del Pd. L’incontro di stanotte (ieri notte, ndr) è andato bene».

Perché ce l’ha con Vannacci?
«È un altro che non ha mai amministrato neanche un condominio, mentre quelli come noi ogni giorno si misurano con i problemi e cercano le soluzioni. Per me il generale è un Conte di destra».

Accusa pesante.
«Vannacci è un grillino 4.0. Cavalca un disagio e cerca di rappresentare l’Eden. Ma tutto questo ha un costo: stiamo ancora pagando i guasti del reddito di cittadinanza e del bonus 110%».
Nel centrodestra lei esclude il generale? «Per quanto mi riguarda, sì. Futuro Nazionale sarebbe incompatibile con la mia piattaforma».

Prima di raggiungere l’intesa con Meloni, qualcuno dal fronte progressista l’ha cercata?
«Sì».

Chi?
«Davide Faraone di Italia Viva e il sindaco di Enna, Mirello Crisafulli, del Pd. Mi hanno offerto l’appoggio alla mia candidatura alla Regione Sicilia e in cambio avrebbero provveduto a fornirmi quei parlamentari sufficienti ad alleggerire la raccolta delle firme per le Politiche».

E lei ha detto «no».
«Il Campo largo ha bisogno di un Tso collettivo. Si fanno male da soli, di questo passo diventano un Campo santo. Io sono un amministratore, ho una visione, ho un approccio diverso. Loro sono una compagnia che litiga in continuazione, pure per la Regione Sicilia hanno quattro, cinque candidati. Che credibilità hanno?».

La giunta siciliana è davvero fuori dal pacchetto col centrodestra?
«Le partite sono diverse, sono stato chiaro fin dall’inizio sulla volontà di non essere vincolato in Sicilia, dove sono all’opposizione di Renato Schifani: ho anche rifiutato di fare il suo vice. Quanto al futuro, sono convinto che nell’isola si voterà in contemporanea con le Politiche. Io vado avanti con il progetto del “governo di liberazione”. Vedremo se il centrodestra avrà la capacità di rinnovarsi».

E col Ponte sullo Stretto come la mettiamo?
«Io sono favorevole da sempre, nel 2006 ho guidato la prima manifestazione. Dico solo una cosa: l’opera non può essere realizzata con i soldi che spettano alla Sicilia. Il Fondo per lo sviluppo e la coesione è un fondo destinato al Mezzogiorno in ragione delle nostre criticità».

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