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Verbania e Trieste: il ricordo di Ramelli indigna la sinistra

A Verbania, in Piemonte, a inizio agosto la giunta della città aveva approvato una delibera per intitolare un tratto del lungolago di Intra alla memoria dello studente del Fronte della Gioventù, Sergio Ramelli, assassinato dalle chiavi inglesi di Avanguardia operaia nel 1975
di Lorenzo Cafarchio domenica 11 ottobre 2026

2' di lettura

La vicenda l’abbiamo raccontata su queste colonne. A Verbania, in Piemonte, a inizio agosto la giunta della città aveva approvato una delibera per intitolare un tratto del lungolago di Intra alla memoria dello studente del Fronte della Gioventù, Sergio Ramelli, assassinato dalle chiavi inglesi di Avanguardia operaia nel 1975. Aveva 18 anni e tutta la vita davanti, ma l’antifascismo militante ha disegnato per lui un tragico destino. Da quel giorno sono arrivate decine e decine, oltre 50, di intitolazioni di piazze, vie e strade nel ricordo del giovane missino. Il simbolo di una cruenta stagione politica, dove vivere per le proprie idee poteva costare la vita.

Vi abbiamo detto della raccolta firme, Pd in testa, lanciata dalla sinistra per impedire la titolatura. Della manifestazione, di fine settembre, voluta dall’Anpi per dire no a Ramelli. Nessuna prece, nessuna pacificazione nei loro gesti e nelle loro parole, solo il livore figlio di un razzismo ideologico che non passa mai. L’intitolazione pareva cosa sicura. E invece l’amministrazione comunale ha deciso, con una nuova delibera datata 7 ottobre, di revocare la decisione e di dedicare a Sergio il ponte ciclopedonale sul torrente San Bernardino, inaugurato nel 2025, che collega il teatro Maggiore con il porto di Intra.
Il sindaco, Giandomenico Albertella, ha detto che la scelta «non è un passo indietro, ma uno avanti verso chi ci ha chiesto di essere ascoltato. Un’amministrazione forte è quella capace di sentire e di accogliere». Per tutta risposta il Pd verbanese e i suoi fratelli hanno asserito che «la decisione del sindaco Albertella di rinunciare all’intitolazione del lungolago di Intra a Sergio Ramelli rappresenta una chiara e inequivocabile marcia indietro politica, imposta dalla forza della mobilitazione democratica, antifascista e popolare».

Una decisione che, ovviamente, non soddisferà la sinistra che troverà il modo di avversare anche la nuova destinazione indicata. Davanti alla tracotanza degli antifascisti, che vogliono il monopolio sulla memoria, la risolutezza delle idee diventa, quindi, essenziale. Anzi l’aspetto da cui partire per prendere ogni decisione. Intanto a Trieste, ieri, è stata intitolata a Ramelli la palestra comunale della scuola primaria Don Milani. Nei giorni scorsi, nei pressi dell’istituto, è comparsa la scritta “nessun spazio ai fascisti di ieri e di oggi”. Presente all’inaugurazione anche il sottosegretario al ministero dell’Istruzione, Paola Frassinetti, che abbiamo sentito. «Trovo triste - ci confessa - che il Pd triestino abbia fatto una nota contro la scelta dell’amministrazione. E lo ha fatto dicendo che Sergio non era di Trieste», il solito spartito. «Quali problemi ci sono nel ricordare un giovane ucciso a colpi di chiave inglese? Bisogna essere in malafede o avere problemi per negarne la memoria. L’odio politico non si è istinto». No, quel livore resta ed è l’ospite indesiderato del tempo in cui viviamo.

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