Noi poveri analfabeti ecologici fino ad ora avevamo sempre, banalmente, ragionato sulla possibilità che il riscaldamento globale potesse dipendere dalle emissioni di Co2, dai combustibili fossili e dalle attività antropiche. Ci è sempre mancato, però, l’illuminato contributo dell’Anpi, che dopo ottant’anni di caccia al fascista ha finalmente individuato il responsabile dell’effetto serra: è sempre lui, il solito camerata, passato dalle camicie nere alle cappe di calore. Sì, siamo nell’era dell’«antifascismo climatico», l’ultima frontiera di quella formidabile industria culturale che riesce a vedere Mussolini persino nel mercurio del termometro. L’illuminazione arriva da Patria Indipendente, periodico dell’Anpi, dove Marco Sannella, vicepresidente della sezione milanese Stadera-Gratosoglio, firma un articolo dal titolo impegnativo: “Perché non possiamo non dirci antifascisti climatici”. Una specie di professione di fede meteorologica. Il ragionamento è vertiginoso: capitalismo, guerre, immigrazione, crisi ambientale, concentrazione dei capitali, autoritarismo. Tutto si salda alla grande, soprattutto perché a tenere insieme i pezzi è l’onnipresente fascismo, ormai promosso da categoria storica a fenomeno atmosferico.
L’autore ci inizia al «fascismo climatico», al «fascismo fossile», al «fascismo tecnologico», al «fascismo della Silicon Valley» e perfino a una variante «nero-verde» dell’ecologia. Mancano solo il fascismo che ha mandato al confino le mezze stagioni e quello che vuole remigrare l’anticiclone... africano.
Naturalmente la questione ambientale è serissima. Per questo meriterebbe qualcosa di meglio della sua trasformazione nell’ennesimo capitolo della lotta partigiana permanente. Perché, seguendo la logica di Sannella, persino la difesa del territorio diventa sospetta se a praticarla sono i cattivi: se un partito di destra denuncia il degrado ambientale legato all’immigrazione, ecco affacciarsi lo spettro del «sangue e suolo». Il problema, evidentemente, viene solo dopo la tessera politica di chi lo solleva. Ma il passaggio più gustoso arriva quando Sannella rimprovera alla stessa Anpi una sostanziale indifferenza verso l’ecologia. L’associazione, spiega, dovrebbe avvicinarsi ai movimenti ambientalisti, da Extinction Rebellion a Last Generation fino a Fridays for Future. Dopo i cortei, le occupazioni e le commemorazioni, dunque, è fondamentale aderire anche alla Resistenza col sugo della nonna contro le opere d’arte.
E pensare che qualcuno, dentro l’associazione, avrebbe persino obiettato che l’ambiente non rientra nei suoi scopi statutari. Una bestemmia. Perché porre limiti all’antifascismo quando può occuparsi di qualsiasi cosa? Il capolavoro è questo: prendere una questione scientifica qualunque, rivestirla di categorie ideologiche, aggiungere qualche goccia d’olio di ricino e servire il tutto come nuova emergenza democratica. Peccato che d’estate il bagnasciuga chiami e i moti proletari si interrompano, altrimenti alla prossima settimana agostana avremmo visto in piazza i manifesti: «Ora e sempre, refrigerio».