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Le balle rosse sull'istruzione che infiammano le piazze

Dal taglio dei docenti ai mancati interventi sull’edilizia scolastica, ecco tutte le bufale che l'opposizione usa per soffiare sul fuoco delle mobilitazioni studentesche
di Pietro Senaldi martedì 3 novembre 2026

4' di lettura

L’istruzione è un argomento sensibile per l’opinione pubblica: criticare il governo sull’argomento significa vincere facile. I cittadini prendono per buona qualsiasi castroneria venga sparata dall’opposizione, che alimenta la protesta studentesca con spregiudicatezza irresponsabile. Il campo largo spinge perché in Italia si crei una situazione analoga a quella francese, in modo da indebolire il governo in vista del voto. Le piazze sono calde e gli esponenti della sinistra girano con dei fiammiferi per incendiarle. In particolare, è sotto attacco la decisione dell’esecutivo di ridurre gli organici del personale scolastico di circa settemila unità: cinquemila insegnanti più duemila addetti ausiliari. Apriti cielo: la destra vuole tutti ignoranti e punta solo sull’istruzione privata, è la critica.

La propaganda può essere sconfitta solo dai numeri. Giorgia Meloni vuole lasciare l’Italia senza professori in cattedra? Calma. Nel nostro Paese ci sono circa un milione di insegnanti, 150mila in più rispetto alla Francia, che però ha una popolazione scolastica fatta di 4,5 milioni di studenti in più. Questo significa che mentre noi abbiamo un docente ogni dieci alunni, Oltralpe ce n’è uno ogni diciassette, mentre la media dell’Unione Europea parla di uno ogni quattordici.

DEMOGRAFIA

Non solo. Negli ultimi dieci anni gli studenti italiani sono diminuiti del 10% mentre il personale docente è aumentato del 16%. Causa inverno demografico, è previsto che essi calino di un ulteriore 10% nei prossimi cinque anni e del 19% in dieci anni. Cinquemila professori in meno, per un calo previsto di un milione e settecentomila utenti, non pare proprio un depauperamento del personale scolastico; soprattutto se si considera che il taglio, che farà risparmiare allo Stato 587 milioni nei prossimi tre anni, comporta una riduzione del corpo docenti dello 0,5%.

Non eliminiamo cattedre, così non avremo più classi pollaio, con più ragazzi in classe che viaggiatori in metropolitana nell’ora di punta, è la replica dell’opposizione. Altra balla sesquipedale. L’affollamento scolastico in Italia non esiste. Nella scuola primaria abbiamo una media di diciotto allievi per classe, di tre persone inferiore alla meda dell’Unione Europea. Negli istituti superiori i ragazzi sono venti, contro una media nel mondo occidentale di 23.

Più professori poi non significa per forza un livello superiore dell’insegnamento. Anzi, forse è proprio l’inverso. In Italia il costo del personale, malgrado gli stipendi siano più bassi che negli altri Paesi, si prende il 75% delle risorse dedicate alla scuola, nove punti in più della media Ocse. Ridurre il personale docente in corrispondenza della riduzione di chi dovrà usufruire del servizio in realtà è funzionale sia a un maggiore investimento in qualità sia all’aumento dei salari. A questo proposito, va ricordato che l’attuale governo è l’unico ad aver ritoccato per ben tre volte lo stipendio dei professori, portando un aumento medio di 5.400 euro in più l’anno.

FALSA NARRAZIONE

Tra le altre false narrazioni da smentire delle piazze studentesche c’è poi quella che il nostro sistema scolastico e universitario sia iniquo e non permetta di studiare a chi proviene da famiglie non benestanti. Ci riferiamo alle mobilitazioni die giovani contro le cosiddette università del lusso. In realtà, il 40% dei giovani iscritti nei nostri atenei è esonerato per questioni di reddito famigliare dal pagamento della retta mentre un altro quindici per cento versa un canone ridotto. L’assegnazione delle borse di studio segna poi un dato record: il 99,8% di chi ne ha diritto riesce a ottenerla. Tutto questo è possibile grazia all’aumento della dotazione degli atenei realizzato da questo governo, che ha alzato il fondo universitario da 8,3 agli attuali 9,5 miliardi.

L’allarme è che, a furia di parlare di inaccessibilità allo studio per ragioni di scarso reddito, molti studenti con poche capacità economiche vi rinuncino a priori, non sfruttando le varie opportunità che il sistema mette loro a disposizione. È l’effetto killer della propaganda disfattista, che per calcolo politico descrive una situazione che non c’è. «Questa legge di bilancio è uno schiaffo in faccia agli studenti che protestano in piazza», lamenta l’ex presidente della Camera, Laura Boldrini. Ma forse la vera violenza che si compie sui giovani è riempire loro il cervello di falsità.

RITORNELLO

Una, vergognosa, è il ritornello che il governo lascerebbe marcire l’edilizia scolastica pubblica e che i nostri istituti sono fatiscenti e a rischio crollo. A parte che l’ultima manovra prevede addirittura uno stanziamento di 650 milioni di euro per dotare di aria condizionata ben 6.300 strutture, che per inciso chiudono di fatto il primo di giugno per riaprire il dieci settembre, nella migliore delle ipotesi; unico caso nel mondo occidentale. A parte questo denaro, messo a disposizione se non altro per evitare che l’anno prossimo i sindacati, con la complicità dell’estremismo progressista, slittino la riapertura delle scuole con il pretesto climatico, si segnala che l’esecutivo in quattro anni ha investito in edilizia scolastica oltre cinque miliardi. Per intendersi, nei dieci anni a guida tecnico-sinistra che vanno dall’esecutivo di Mario Monti a quello di Mario Draghi, sono stati investiti in tutto sei miliardi. E stiamo parlando, beninteso, di fondi nazionali, ai quali vanno aggiunti i dieci miliardi previsti dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Risorse che, a detta del rapporto pubblicato dal Servizio di Ricerca del Parlamento Ue, l’Italia sta utilizzando proficuamente, avendo già raggiunto il 72% degli obiettivi prefissati, contro una media Ue del 58,4%.

Cari studenti, che vi lamentate che le scuole fanno schifo e per peggiorare la situazione le sfasciate: se volete imparare qualcosa, frequentate più i banchi e meno le piazze. È meno divertente, ma almeno non vi ritroverete un giorno a sfilare con accanto Nicola Fratoianni, Maurizio Landini e compagnia cantante.

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