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Vannacci perde pezzi: sciolto un circolo a Bari

di Brunella Bolloli mercoledì 4 novembre 2026

3' di lettura

Il generale in crisi di consensi prova il colpaccio del nuovo libro in uscita a fine mese. Il titolo è top secret, il contenuto politico ma per lanciarlo Roberto Vannacci fa il simpaticone e spera che la prima recensione sarà affidata a Matteo Pucciarelli, firma di Repubblica scopritore del Mondo al contrario, visto che con un suo articolo si sono accesi i riflettori sul “caso Vannacci”, e la seconda ad Aldo Cazzullo, vicedirettore del Corriere della Sera con il quale l’ex parà ha intavolato una polemica sul fascismo e la Decima Mas. In attesa di sfogliare l’ultima fatica dell’europarlamentare esperto di maratone e patriarcato mediterraneo, c’è da registrare un certo fermento tra le sue truppe dislocate lungo lo Stivale. Fermento all’incontrario, visto che a scorrere le agenzie di stampa il partito di Vannacci sta perdendo pezzi: l’effetto attrattivo di Futuro nazionale, in sintesi, si starebbe sgonfiando e pure i sondaggi lo vedono inchiodato lì, tra il 6 e il 7%, numeri alti, sì, ma lontani dalla doppia cifra sbandierata dal fondatore nei suoi video social con o senza intelligenza artificiale.

Ieri, per dire, è sembrato che l’intera pattuglia dei vannacciani di Bari avesse deciso di fare le valigie e salutare l’ex parà della Folgore. Con una nota ufficiale, il Comitato Bari 645 ha messo nero su bianco l’addio all’ex leghista. «Il referente Leo Ambruoso e tutti i suoi iscritti comunicano ufficialmente la propria uscita da Futuro Nazionale. Una decisione maturata a seguito di profonde divergenze politiche e organizzative, soprattutto in relazione alla gestione e alla presenza del movimento sul territorio», era l’incipit della nota. Che poi proseguiva così: «Eravamo convinti di poter contribuire alla costruzione di quel partito di Destra che manca sul nostro territorio da decenni. Pensavamo di dare vita a qualcosa di nuovo, autentico e coerente con i nostri ideali. Invece, ci siamo ritrovati davanti alla prospettiva di dover digerire, ancora una volta, la solita minestra». Nel mirino, il referente pugliese di Vannacci, il deputato Rossano Sasso, già autore di un saggio sul gender, arrivato a ricoprire con la Lega il delicato incarico di sottosegretario all’Istruzione nel governo Draghi. Sasso non ci sta a dare credito ai rumors su Bari: «In un singolo comitato alcuni iscritti hanno litigato tra loro e alcuni sono usciti per protesta», spiega, «uno si è spacciato per referente di un comitato senza esserlo». Tutto falso, assicura il deputato.

Ma prima di Bari ci sono stati i casi di Cosenza e Frosinone e nel capoluogo ciociaro tutto il gruppo dirigente di Futuro nazionale ha salutato il generale, il quale ha fallito così l’intento di fare cadere la giunta di centrodestra e dimostrare di essere fondamentale per tenerla in vita. Anche in Calabria si registrano fuoriuscite, da Lamezia al cosentino, a Catanzaro e tutte per gli stessi motivi: divergenze sulla gestione del gruppo di Fn guidato da Domenico Furgiuele. Mentre in Campania, da Eboli a Salerno, il progetto di Vannacci «semplicemente non esiste», dicono gli iscritti delusi. Il generale e i suoi fedelissimi, però, bollano come falsità questo malcontento crescente nel partito, assicurano che Fn cresce e che la premier Meloni non vuole allearsi con loro e perché «ha paura del confronto con il generale». Nei circoli c’è qualche defezione? «Se la gente non è attrezzata per fare politica nazionale, meglio che se ne vada», tagliano corto da Fn. Roberto Vannacci ieri era a Milano con il suo candidato sindaco, Carmelo Burgio, che ha promesso di andare a cercare i teppisti «casa per casa».

Ma perfino in Lombardia Fn è nei guai: il “barone nero” Roberto Jonghi Lavarini (quello che organizza serate per ricordare la marcia su Roma) si è iscritto al partito ma critica dall’interno l’organizzazione. E poi c’è il grande ex che non perde un giorno per attaccare il generale: Luca Sforzini, il super finanziatore proprietario del castello di Castellar Ponzano, tra Piemonte e Lombardia, prima sede dei vannacciani. Ebbene, Sforzini è sicuro: «Ormai è evidente: chi possiede un minimo di valore e dignità politica, prima o poi se ne va, lasciando il fuffaguru, il giglio marcio, le cornacchie nere, la sporca dozzina e la feccia alla loro opera di distruzione. Sempre più incattiviti, sempre più settari, sempre più soli».

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