Metti Alessandro Di Battista in campo ma fuori dal Campo largo e addio sogni di gloria per Elly Schlein e Giuseppe Conte. Un recente sondaggio realizzato da Ipsos certifica che “Schierarsi”, l’associazione di cui l’ex tribuno grillino è fondatore e vicepresidente, otterrebbe almeno il 3 per cento dei consensi, qualora si presentasse alle Politiche 2027. Il bacino potenziale di voti però è ben più alto: un’eventuale lista sarebbe infatti presa in considerazione dal 13% dell’elettorato. Naturalmente, a patto che Alessandro resti duro, puro e coerente con se stesso, come è sempre stato e anche i rivali politici gli hanno sempre riconosciuto.
«La vita è imponderabile», aveva dichiarato pubblicamente Di Battista nella sua prima uscita pubblica a fine settembre, a Di Martedì, circa un mese dopo l’operazione al cervello subita a Cuba. Allora, l’ex ragazzo che infiammava le piazze, e che oggi ha 48 anni, così parlava della sua ipotetica candidatura: «Con l’associazione “Schierarsi” avevamo fatto tutti i passi per arrivare a questo appuntamento e riservarci di decidere, ma poi... ora la priorità è curarmi, magari in futuro ci faremo trovare pronti».
È passato oltre un mese da quei ragionamenti, che lasciavano intuire una rinuncia a correre alle prossime Politiche e forse siamo prossimi a un nuovo cambio di prospettiva. La notizia infatti non è il 3%, e ben di più, che i sondaggisti accreditano a “Schierarsi”. Anche prima che Dibba si ammalasse la sua creatura era stimata a quelle cifre. La notizia è che stavolta è stato proprio lui a commissionare l’inchiesta demoscopica, segno che ci sta pensando seriamente; e soprattutto, che si sente in grado di affrontare gli sforzi di una campagna elettorale. Le sue condizioni di salute rimangono avvolte da una comprensibile e rispettosa riservatezza. La tempra però è indomabile, il coraggio è ammirevole e la lucidità è da leader vero. L’ex grillino sta affrontando il necessario ciclo di terapie e solo al termine della prima trafila, tra qualche settimana, potrà fare una valutazione non unicamente politica sull’opportunità di scendere in campo. Alessandro in questo momento di difficoltà può contare sull’aiuto di tutti i dirigenti di “Schierarsi”, che gli stanno vicinissimo e lo sostengono; primi tra tutti, il presidente, Luca Di Giuseppe e il coordinatore, Daniele Puliani. La decisione di scendere in campo, nel caso, sarà quindi collettiva.
Quanto ai numeri, si sa da dove si parte - appunto il 3% - ma non fino a dove si può arrivare. Lo studio rivela che Dibba è conosciuto dall’85% degli italiani e che il 41% di questi ha un giudizio positivo di lui; da qui a essere votati, ce ne corre, ma sono dati non banali. Il bacino principale di consenso è composto dal Sud, dalle periferie delle grandi città, dalle fasce sociali economicamente più svantaggiate: tutti segmenti nei quali l’ex grillino riscuote più apprezzamenti oltre il 50%.
Questo il quadro generale, poi ci sono tutte le variabili. La prima è chi vincerà le primarie del Campo largo. Una buona metà dei potenziali voti di “Schierarsi”, arriva dall’astensionismo. Tuttavia, anche se ha lasciato il Movimento da più di cinque anni, nel febbraio 2021, quando la maggioranza degli iscritti di M5S votò sulla piattaforma Rousseau il sostegno al governo di Mario Draghi, Alessandro è tutt’oggi molto più grillino sia della maggioranza di chi appoggiò quell’esperienza sia della gran parte di quanti stanno oggi con Giuseppe Conte. Cionondimeno, ha sempre mantenuto, almeno esteriormente, rispetto sia per l’ex premier sia per Grillo e anche per questo l’elettorato pentastellato non ha mai tagliato il cordone che lo lega al suo vecchio idolo.
Questo significa che, qualora Schlein, come appare probabile, vincesse le primarie del Campo largo, “Schierarsi” potrebbe attrarre molti voti di grillini non intenzionati a sostenere la leader dem. Se viceversa vincesse Conte, la capacità attrattiva di Dibba si ridurrebbe sensibilmente. Fondamentale poi è che, divenuta partito, l’associazione resista alla tentazione di confluire nel Campo largo, che la corteggerebbe insistentemente, diversamente da quanto sta facendo Giorgia Meloni con Futuro Nazionale. Dal sostegno totale alla causa palestinese all’opposizione non trattabile all’invio di armi in Ucraina, fino alle critica alle politiche economiche europee e ai vincoli del Patto di stabilità, la forza politica di Di Battista, da sempre sta nell’assoluta non negoziabilità delle sue posizioni. Lo dice la sua storia: Alessandro fu il solo grillino che rinunciò al secondo mandato, illudendosi che il Movimento fosse coerente quanto lui.