Ci sono episodi della vita politica, e quindi delle sue battaglie, in apparenza marginali ma che in realtà dicono molto sullo stato dell’arte. Ieri non un qualsiasi consigliere di un piccolo comune bensì il presidente del Pd Stefano Bonaccini ha postato sui suoi social una foto del ministro Tajani con in testa il cappellino Maga simbolo del trumpismo; qualche tempo fa non uno dei tanti grillini ma il leader dei Cinquestelle ha postato un filmato in cui si vede Giorgia Meloni lasciare la Camera durante un discorso dell’ex premier. Piccolo problema: Tajani quel cappellino non se lo è mai messo in testa, la Meloni quel giorno è rimasta al suo posto.
Parliamo quindi di due falsi, prodotti con l’intelligenza artificiale ma attenzione, non dall’intelligenza artificiale che in sé non è stupida né truffaldina come lo sono stati i mandanti Bonaccini e Conte.
Ordinare all’intelligenza artificiale di creare e diffondere contenuti falsi per deridere e screditare gli avversari agli occhi dell’opinione pubblica non è un simpatico gioco, è una raffinata tecnica di terrorismo politico non dissimile da quella usata in questi giorni da mercenari della guerra ibrida per fare scattare l’allarme bomba nei cieli d’Europa. Se due leader che si candidano a guidare il Paese non si fanno scrupoli di imbrogliare i cittadini per trarne qualche piccolo e meschino vantaggio non è che c’è da stare tranquilli su quello che potrebbero fare una volta giunti al potere.
Visto che il famigerato Campo largo della sinistra, di cui i due sono soci importanti, sta scrivendo il suo programma ci auguriamo che preveda anche l’impegno a vietare la diffusione di notizie false. Ma forse è chiedere troppo a un ex e a un neo comunista cresciuti nella cultura della menzogna come parte integrante della politica.