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Contro le diete ‘fake’ serveun’autorità di sorveglianza

L’Associazione italiana di dietetica e nutrizione clinica (Adi) si scaglia contro la ‘paleodieta’ e i falsi programmi di dimagrimento, e rivolge un appello al ministero della salute
di Maria Rita Montebelli domenica 4 febbraio 2018

2' di lettura

Affermare che è possibile guarire una malattia cronica come il diabete di tipo 1 con una dieta e degli integratori alimentari significa non solo diffondere una notizia completamente falsa ma anche mettere in serio pericolo la salute di molte persone. Per questo motivo l’Associazione italiana di dietetica e nutrizione clinica (Adi) si unisce al grido di allarme lanciato negli ultimi giorni dalle società scientifiche di diabetologia e dalle associazioni di pazienti diabetici contro coloro che affermano di poter curare il diabete di tipo 1 in questo modo e chiede al ministero della Salute l’istituzione di un’autorità di vigilanza che regoli e sanzioni il mercato delle diete propagandato attraverso i media e i social network. Dopo aver denunciato nei mesi scorsi il fenomeno mediatico della dieta ‘Lemme’, l’Adi punta il dito questa volta contro il regime paleodietetico ‘Life120’ del giornalista Adriano Panzironi e rivolge un plauso al professor Lorenzo Piemonti, direttore dell’Istituto di ricerca sul diabete del San Raffaele di Milano, che nelle scorse settimane in una lettera aperta ha smontato scientificamente le tesi di questo metodo che promette di vivere fino a 120 anni eliminando i carboidrati e di guarire da patologie come diabete. “Se un medico facesse in pubblico le stesse affermazioni di un simile personaggio in poco tempo dovrebbe rispondere giustamente al consiglio disciplinare dell’Ordine – dichiara Antonio Caretto, presidente Adi – Mentre personaggi mediatici come Lemme o Panzironi continuano ad aggirarsi nei salotti televisivi mettendo a rischio la salute della popolazione e senza incorrere in procedimenti disciplinari. Chiediamo pertanto al ministero della salute l’istituzione un organo di vigilanza che tenga monitorato questo genere di trasmissioni e che agisca con pesanti sanzioni su chi millanta metodi privi di alcun fondamento scientifico e non conformi alle linee guida dell’Organizzazione mondiale della sanità”. L’autorità di vigilanza sul mercato delle diete potrebbe, inoltre, aiutare a smascherare secondo Adi tutti quei falsi profili e pagine social che promettono dimagrimenti rapidi e efficaci e che catturano molto spesso l’attenzione di giovani adolescenti con disturbi alimentari importanti. “Dietro alle nutrition fake ovvero i falsi programmi di dimagrimento che bombardano i social network si nasconde il più delle volte un business fatto di integratori, pillole e pasti sostitutivi privi di alcuna validità - dichiara Barbara Paolini, vicesegretario Adi - profili di giovani ragazze senza evidenti titoli di studio promuovono, attraverso immagini di dimagrimento miracolosi e testimonianze non verificabili, integratori o beveroni di vario genere e ricette ‘detox’ poco equilibrate. Con l’aiuto di un’autorità di vigilanza che certifichi i programmi riconosciuti dalla comunità scientifica e blocchi i profili a rischio, i danni per la salute potrebbero venire sicuramente limitati”. In ultimo l’Adi ribadisce che le società scientifiche accreditate dal ministero della salute esistono anche a garanzia dei messaggi e delle informazioni che vengono veicolate dai media, per proteggere i cittadini dalle errate comunicazioni e informazioni. È  auspicabile, dunque, che nell’interesse della salute pubblica, vengano interpellate per prime dai programmi televisivi che trattano temi riguardanti i vari aspetti della corretta alimentazione e nutrizione. (MATILDE SCUDERI)

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