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Francesco Purrello: “Prediabete:il conoscerlo ti salva dal diabete”

Parla il presidente eletto della Società italiana di diabetologia (Sid) e delinea il quadro di una condizione che, se non riconosciuta in tempo con i giusti esami, può portare a gravissime conseguenze
di Maria Rita Montebelli sabato 18 novembre 2017

Il professor Francesco Purrello, presidente eletto SID

3' di lettura

Porre un argine al dilagare del diabete prevenendolo, promuovendo cioè un cambio radicale di abitudini e stili di vita: questo è l’obiettivo della Giornata mondiale del diabete, che quest’anno ha come focus le donne, non solo come pazienti con specifiche problematicità ma anche come possibile agente di mutamento all’interno delle famiglie italiane. Ma per fare prevenzione non vuol dire solamente mangiare meglio oppure praticare più attività fisica, occorre anche conoscere i segnali che indicano il rischio di diventare diabetici e che, tutti insieme, formano lo stato definito ‘prediabete’. Da questa condizione è facile scivolare nella malattia conclamata, per questo il professor Francesco Purrello, ordinario di medicina interna dell'Università di Catania e presidente eletto della Società italiana di diabetologia (Sid), ci mette in guardia contro di essa e ci insegna a individuarla precocemente. Chi è a maggior rischio di diabete o si trova già in uno stato di ‘prediabete’? Sono i soggetti in eccesso ponderale, sedentari, che hanno avuto in famiglia casi di diabete, di età in genere superiore ai 45 anni, (anche se purtroppo casi di diabete tipo 2 si verificano oggi anche in persone più giovani). Sono a rischio anche le donne che hanno avuto diabete gestazionale o hanno partorito un figlio di peso superiore ai 4 Kg. Come si fa diagnosi di ‘prediabete’? La diagnosi di prediabete viene fatta in base alla glicemia a digiuno (se superiore a 100 mg/dl), o a valori fuori della norma della emoglobina glicata o della curva da carico orale di glucosio. Cosa bisogna fare? Quale strategia per bloccare la progressione da ‘prediabete’ a diabete conclamato? Iniziamo dall’alimentazione e dal controllo del peso corporeo. L’eccesso di peso è uno dei principali fattori di rischio di diabete tipo 2. I soggetti obesi hanno un rischio di diabete 10 volte più alto delle persone di peso normale. È importante anche la qualità della dieta. Chi predilige cibi di zuccheri semplici e grassi animali ha un rischio maggiore. Al contrario chi consuma cibi ricche di fibre (cereali integrali, legumi, vegetali) ha un rischio minore. Una dieta equilibrata si è dimostrata capace di prevenire il diabete. In modo particolare se abbinata a un programma di attività fisica, anche modica, ma frequente. Chi non svolge attività fisica ha un rischio maggiore di sviluppare diabete rispetto a chi fa spesso passeggiate. Diversi studi hanno dimostrato che in persone con ‘prediabete’ svolgere attività fisica riduce sensibilmente la probabilità di sviluppare il diabete. Cosa controllare e con quale frequenza? La glicemia a digiuno è un modo semplice per controllare se il rischio di diabete è presente o progredisce, meglio se abbinata alla emoglobina glicata. Un po’ più complessa, ma anch’essa efficace per controllare il rischio di diabete, la curva da carico orale di glucosio. Uno di questi esami deve essere effettuato almeno una volta l’anno nei soggetti definiti a rischio. Vanno controllati anche i valori di pressione arteriosa, di colesterolo totale e colesterolo Hdl, di trigliceridi, perché se alterati, insieme a diabete o ‘prediabete’, costituiscono importanti fattori di rischio per le malattie cardiovascolari.

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