Il sottosegretario conferma

Russia, così gli antivirus di Putin spiano gli italiani: la conferma di Gabrielli

Allarme hacker russi ufficialmente lanciato in Italia. Mentre in Ucraina si combatte una guerra vera, antica, c'è un altro fronte, più moderno, al quale bisogna porre una rafforzata attenzione: quello della cybersicurezza. A segnalarlo è il sottosegretario alla presidenza del consiglio con delega alla sicurezza Marco Gabrielli in un'intervista pubblicata oggi sul Corriere della Sera. "Più la situazione si complica, prolungando i tempi di una guerra classica, più aumenta la possibilità che il conflitto si estenda ad aggressioni cibernetiche verso i Paesi dichiarati 'ostili' da Putin". Per questo, spiega, bisognerà tagliare la "dipendenza" da Mosca anche sul fronte cyber, come quella dei "sistemi antivirus prodotti dai russi e utilizzati dalle nostre pubbliche amministrazioni che stiamo verificando e programmando di dismettere, per evitare che da strumento di protezione possano diventare strumento di attacco".

 

 



"Ci stiamo preoccupando di pericoli e problemi legati all'invasione dell'Ucraina, cioè ce ne stiamo occupando prima di possibili effetti negativi sulla sicurezza del Paese. Non solo per le conseguenze economiche, industriali e sociali delle sanzioni verso la Russia, ma anche nel campo della cibernetica che sta diventando sempre più rilevante. Non a caso la Nato l'ha indicato come un quinto settore di possibile conflitto che va ad aggiungersi ai quattro classici: cielo, terra, mare e spazio", spiega Gabrielli.

 

 

 



Secondo il sottosegretario, "segnali di crisi c'erano già prima che iniziasse la guerra, e fin da metà gennaio l'Agenzia per la cyber-sicurezza nazionale, istituita l'estate scorsa, attraverso lo Csirt (Computer security incident response team, ndr) e il Nucleo di sicurezza cibernetica, ha svolto un efficace ruolo di coordinamento e di stimolo per tutte le amministrazioni sensibili e gli operatori di servizi essenziali con comunicazioni e allert specifici su possibili criticità. Quella di un attacco previsto per il 6 marzo è stata resa di dominio pubblico, ma ce ne sono state altre. Al momento non ci sono indicatori sulla volontà di spostare lo scontro su questo terreno, ma ciò non significa che non avverrà. Non dobbiamo farci trovare impreparati, sviluppando la nostra capacità di difesa e resilienza", conclude Gabrielli.