Cosa provi quando ti masturbi? È solo una delle tante domande che un’app per disintossicarsi dal sesso rivolge ai suoi iscritti. La missione di Quittr, l’app nata per uscire dalla dipendenza dal porno online, è quella di aiutare le persone ad avere un rapporto equilibrato e sano con il sesso. Consapevoli di quanto il problema sia diffuso tra i giovani, due ragazzi della Gen Z poco più che ventenni — Alex Slater dal Regno Unito e l’americano Connor McLaren, conosciutisi online — nel 2024 hanno lanciato l’idea. Un’idea che si è presto trasformata in un grande successo. A farli diventare delle star del web è stato anche un post pubblicato dai due, in cui la coppia ha dichiarato che il loro sogno sarebbe comprare OnlyFans... solo per chiuderlo. Un milione di download, tanta pubblicità e poi, però, il patatrac. Ma facciamo un passo indietro. Come funziona?
«Con un programma di recupero strutturato - si legge nella descrizione - di 90 giorni basato sulla scienza, il monitoraggio dei progressi in tempo reale, una community stimolante e una suite completa di strumenti, tra cui meditazioni, sfide interattive e altro ancora, hai tutto ciò che ti serve per riprendere il controllo delle tue abitudini. Resetta il tuo cervello. Resetta la tua vita». Per circa 30 dollari, gli utenti possono affrontare piccole sfide e seguire motivazioni psicologiche e meccanismi di ricompensa. Insomma, un’app come tante che cerca di offrire ai clienti un supporto per riuscire a gestire al meglio i propri problemi. Del resto, ci sono app per ogni cosa: per rilassarsi, per fare sport, per mangiare meglio, per conoscere gente nuova... e non poteva mancare l’app per governare il proprio rapporto con il sesso.
Ma quella che doveva essere un’app di supporto per molti utenti si è trasformata nella causa di un vero e proprio incubo. Secondo diverse ricostruzioni giornalistiche, Quittr avrebbe esposto online dati estremamente sensibili dei propri utenti. Tra le informazioni trapelate compaiono dettagli intimi: età, frequenza con cui dichiarano di masturbarsi, emozioni associate alla visione di pornografia e altre informazioni personali raccolte durante il percorso sull’app. Tra questi sarebbero stati diffusi anche dati riguardanti minorenni. A rivelare il caso è stato il giornalista americano Emanuel Maiberg della testata 404 Media, specializzata in tecnologia e sicurezza informatica. Il danno sarebbe stato provocato da un errore assai banale: l’app aveva infatti utilizzato Google Firebase, una piattaforma molto diffusa per lo sviluppo di app mobile. A causa di un’errata configurazione, però, chiunque avesse accesso allo strumento poteva creare un account autenticato e accedere allo spazio di archiviazione dell’app dove sono conservati i dati degli utenti, incluse tutte quelle informazioni molto personali fornite al momento dell’iscrizione. L’app è stata poi messa in sicurezza e ha già superato il milione di download, generando circa 500.000 dollari di ricavi mensili.