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Bryan Johnson, come sta morendo il miliardario che si diceva immortale: una fine atroce

giovedì 9 luglio 2026

2' di lettura

"Saremo la prima generazione che non morirà", assicura. E giura che entro il 2039 cercherà di raggiungere l'immortalità. La sfida di Bryan Johnson alla biologia e alla natura lo ha reso in questi anni il miliardario più controverso del pianeta (Elon Musk permettendo, ovviamente). Ora però la sua crociata contro l'invecchiamento si sta scontrando con un gli imprevisti della vita: la malattia.

Il 48enne paladino del biohacking, guru della Silicon Valley la cui esistenza è scandita da sperimentazioni psicofisiche spinte al limite, tra digiuno intermittente, meditazione, saune a infrarossi e altre diavolerie costosissime, ha annunciato di essere affetto da gastrite autoimmune (AIG), una patologia che porta il sistema immunitario ad attaccare la mucosa dello stomaco.

Il fondatore di Blueprint e protagonista del documentario Don't die (su Netflix) ha usato parole molto forti per chiarire di cosa soffre: "Il mio stomaco si sta divorando da solo. Il mio corpo ha iniziato a sviluppare un processo autoimmune che ha colpito la tiroide e poi la mucosa gastrica".

"La gastrite autoimmune - ha spiegato il professor Vito Annese, direttore dell'Unità di Gastroenterologia dell'Irccs Policlinico San Donato, al Corriere della Sera - è una patologia rara, spesso non diagnosticata, che riguarda circa il 2 per cento della popolazione. In molti casi rimane 'silenziosa' perché non dà sintomi particolari, ma solo una sensazione di sazietà precoce e di digestione lenta. Di solito la si scopre con un semplice esame del sangue per rilevare l'eventuale presenza di anticorpi contro le cellule parietali dello stomaco. Il sistema immunitario attacca le cellule dello stomaco, causando un'infiammazione e una progressiva distruzione della mucosa". Contro questa patologia non esiste una terapia risolutiva definitiva, e forse nemmeno i milioni di dollari di Johnson potrebbero servire ad aiutare la ricerca in tempi brevi.

Sarà dunque costretto semplicemente a conviverci, cercando di prevenire il più possibile le complicanze. Dovrà ovviamente evitare cibi grassi, fumo ed eccesso di alcol, ma il paradosso è che già ora il suo regime alimentare è ai limiti dell'ascetismo. Tuttavia, conclude il professor Annese, "il sogno di immortalità di Bryan Johnson non sarà spezzato da questa diagnosi" perché la gastrite autoimmune non accorcia la vita. Di certo, però, sarà tutto un po' più complicato.

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