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L'Onu mette al bando il salame: "Pericolose per la salute le carni lavorate"

di Andrea Tempestini domenica 25 ottobre 2015

3' di lettura

Bacon, hamburger e salsicce, ma anche pancetta, coppa, salame e perfino prosciutto potrebbero finire all’indice. Nella lista dei prodotti pericolosi, accusati di causare il cancro. Come le sigarette. A sentenziarlo dovrebbe essere l’Organizzazione mondiale della sanità, organismo che fa capo nientemeno che all’Onu. Per lunedì, dopodomani, è atteso l’annuncio: i prodotti confezionati a base di carne rossa dovrebbero finire nella lista delle sostanze cancerogene. A far compagnia a sigarette arsenico, alcol e amianto. Nel mirino anche la carne fresca, che rischia di essere inserita nella «enciclopedia dei cancerogeni» ed etichettata come «lievemente meno pericolosa» rispetto ai lavorati industriali. A rivelarlo in anteprima è il quotidiano britannico Daily Mail che cita una «fonte interna ben posizionata» nell’Oms. L’annuncio atteso per lunedì rientrerebbe negli aggiornamenti periodici delle linee guida che l’Organizzazione con sede a Ginevra trasmette a ricercatori e autorità competenti dei diversi Paesi. LA RACCOMANDAZIONE Secondo l’edizione web del Daily Mail, l’Oms potrebbe anche emettere una raccomandazione volta a inserire «avvertimenti sulle etichette dei prodotti interessati». Un po’ come quelle che già compaiono sui pacchetti di sigarette. Il giornale inglese parla di «novità potenzialmente shoccante per le catene di fast food e per l’industria della carne», dimenticando di dire, però, che i Paesi più danneggiati sarebbero Germania e Italia, ai primi posti nella classifica mondiale dell’industria delle carni lavorate. Per quel che ci riguarda rischierebbero di finire sulla lista nera dell’Oms tutti i salumi, inclusi quelli sottoposti soltanto a salagione, come il prosciutto crudo. In compagnia di salame, coppa, pancetta, mortadella e perfino bresaola. Il risultato finale sarebbe addirittura peggiore di quello ottenuto con le etichette a semaforo introdotte lo scorso anno dalla Gran Bretagna e giudicate inammissibili dall’Unione europea. NUOVA DIETA In questo caso, a effettuare la riclassificazione dei componenti della dieta alimentare è l’Agenzia per la ricerca sul cancro dell’Oms, che, sempre secondo la fonte citata dal Daily Mail, avrebbe approfondito la questione «in seguito alle preoccupazioni crescenti che la carne fosse all’origine del cancro all’intestino, il secondo tipo di tumore per frequenza nel Regno Unito». Quindi fra le segnalazioni arrivate a Ginevra, tali da indurre l’agenzia dell’Onu ad assumere una decisione così gravida di conseguenze per chi consuma ma anche per chi produce, ci sarebbe anche quella di Londra. La carne in generale contiene grandi quantità di grasso, sostengono gli inglesi, e c’è il dubbio che il composto che la rende rossa possa danneggiare lo strato interno dell’intestino: questa la motivazione all’origine della sua messa all’indice. Non migliorano la situazione, sempre secondo il Regno Unito, i trattamenti di preparazione e conservazione industriali, dalla salatura all’aggiunta di conservanti chimici, potenzialmente cancerogeni. Le stime del governo inglese indicano che, nella metà dei casi, per evitare di ammalarsi di tumore all’intestino basterebbe seguire uno stile di vita più sano, che prevede un consumo non eccessivo di carne rossa. Tesi finora con confermata da evidenze scientifiche. Prevedibile la tempesta di polemiche che la decisione dell’organismo ginevrino potrebbe suscitare. Anche se, almeno per l’Italia, non si tratterebbe di una novità. Come non ricordare lo scontro tutto interno a Federalimentare fra i produttori di pasta e quelli di carne, per l’endorsement dell’oncologo Umberto Veronesi a favore della prima e contro la seconda. LA POSTA IN GIOCO La posta in gioco, almeno per l’Italia, è notevole. Sui 180 miliardi annui di valore prodotti dalla filiera agroalimentare tricolore, le carni pesano per 32 miliardi, dei quali 22 riconducibili all’industria e 10 all’agricoltura. La parte del leone spetta ai suini, con 10 miliardi, mentre bovini e pollame pesano ciascuno 6 miliardi di euro. Ad essere più colpito, a giudicare da quel che è trapelato finora, sarebbe il comparto delle carni trasformate, a cominciare dai salumi. Poco importa che nella lavorazione dei prosciutti non entri in gioco alcun conservante, ma solo il sale per il crudo e le spezie per il cotto. Resta da capire se le indiscrezioni amplificate dal giornale britannico troveranno lunedì una conferma nelle comunicazioni dell’Oms. In quel caso, non si faranno certo attendere le prese di posizione degli operatori del settore. di Attilio Barbieri

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