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Arriva un nuovo farmaco 'ad hoc'per curare lo scompenso cardiaco

di Maria Rita Montebelli domenica 7 settembre 2014

3' di lettura

Non succede tutti i giorni che uno studio scientifico venga addirittura sospeso perché già i risultati preliminari sono talmente convincenti da non richiedere ulteriori indagini. E’ quanto successo al PARADIGM-HF, uno studio di Fase III randomizzato, in doppio cieco, che ha valutato in 8.442 pazienti con scompenso cardiaco con frazione d’eiezione ridotta il profilo di sicurezza ed efficacia di LCZ696 rispetto ad enalapril, l’ACE inibitore oggi considerato il gold standard terapeutico. Ebbene, al congresso della European Society of Cardiology (ESC), in contemporanea con la pubblicazione sul New England Journal of Medicine, la molecola sperimentale di Novartis è stata ‘dichiarata’ superiore ad enalapril negli endpoint chiave: i pazienti con scompenso cardiaco con frazione di eiezione ridotta (HF-REF) che assumevano LCZ696 hanno avuto maggiori probabilità di rimanere in vita e minori probabilità di dover essere ricoverati in ospedale, a causa di un improvviso peggioramento dello scompenso cardiaco, rispetto a quelli in terapia con l’ACE-inibitore enalapril. I pazienti hanno assunto LCZ696 o enalapril in aggiunta al miglior trattamento attualmente disponibile. Di quanto? E’ presto detto: riduzione del 20% del rischio di morte cardiovascolare e del 21% dei ricoveri per scompenso cardiaco, oltre ad una riduzione del 16% del rischio di mortalità per tutte le cause. In breve una riduzione del rischio pari al 20% sull’endpoint primario, una misura composita di morte cardiovascolare o di ospedalizzazione per scompenso cardiaco. Un risultato molto importante, soprattutto perché si tratta di un problema di salute pubblica importante e sempre più diffuso, con un elevato bisogno insoddisfatto di nuovi trattamenti. Ogni anno lo scompenso cardiaco costa all’economia mondiale 108 miliardi di dollari; i ricoveri in ospedale rappresentano il 60-70% dei costi totali di trattamento. Il ruolo dell’Italia. In Italia PARADIGM-HF è stato coordinato da Michele Senni, Direttore della Cardiologia I, Scompenso e Trapianti di Cuore, ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo. Lo studio ha coinvolto oltre 40 centri, arruolando più di 200 pazienti. "Il nostro ospedale ha preso parte allo Studio Paradigm-HF e i risultati sono incoraggianti – commenta Senni – I dati presentati al congresso ESC dimostrano che LCZ696, rispetto all'ACE inibitore, il capostipite dei farmaci utilizzati fino ad oggi, è potenzialmente superiore in termini di sopravvivenza e di riduzione delle ri-ospedalizzazioni nei pazienti affetti da scompenso cardiaco cronico e con funzione ventricolare sinistra ridotta, cioè con un cuore che non riesce a pompare sangue a sufficienza nell’organismo. Questi dati aprono la strada a un potenziale cambiamento radicale nel trattamento dello scompenso cardiaco cronico, perché per la prima volta una nuova molecola ha mostrato risultati superiori all’attuale standard terapeutico. LCZ696 potrebbe quindi sostituire una delle molecole che attualmente rappresentano il cardine del trattamento, con una conseguente rivoluzione nella terapia dell’insufficienza cardiaca cronica”. Come funziona. LCZ696, una compressa, da assumere due volte al giorno, ha una modalità d’azione unica, che si ritiene sia in grado di ridurre il carico di lavoro sul cuore scompensato. La molecola agisce sia allo scopo di migliorare i sistemi neuro-ormonali di protezione del cuore (sistema NP), sia sopprimendo l’effetto negativo del RAAS (sistema renina-angiotensina-aldosterone). I farmaci attualmente disponibili, invece, agiscono esclusivamente in modo da bloccare gli effetti negativi del RAAS. Nonostante le terapie esistenti, il tasso di mortalità rimane molto elevato, con una percentuale fino al 50% di pazienti che muore entro 5 anni dalla diagnosi di scompenso cardiaco. I tempi previsti. Novartis prevede di presentare la domanda di autorizzazione all’immissione in commercio alla FDA statunitense entro la fine del 2014 e agli organi competenti della UE all’inizio del 2015. Una volta ottenute le autorizzazioni, il farmaco LCZ verrà confezionato in Italia presso il sito Novartis di Torre Annunziata (NA) per i mercati mondiali.

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