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Tubercolosi. Impegno dell’OMS per eradicarla in oltre 30 Paesi

In Italia nel 2012 si sono verificati circa 4 mila casi di malattia: dal 2000 al 2012 tra gli episodi registrati il 43% riguardava cittadini non italiani e più a rischio
di Maria Rita Montebelli mercoledì 9 luglio 2014

2' di lettura

Esistono 33 aree a bassa incidenza nel mondo – ovvero con un tasso di notifiche di TB inferiore a 100 casi per milione di abitanti l’anno - in cui 155 mila persone si ammalano ogni anno e di queste 10 mila muoiono – 30 morti al giorno – sono tali cifre che hanno indotto l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e l’European Respiratory Society (ERS) a stilare un nuovo programma di intervento in 8 punti per eliminare la malattia nei Paesi a bassa incidenza. Il piano si basa su approcci che si stanno già dimostrando vincenti ed è stato adattato dalla nuova strategia globale dell’OMS contro la Tubercolosi 2016-35, approvata dall’Assemblea Mondiale della Sanità nel maggio 2014. L’Italia è coinvolta nel progetto oltre ad altri 21 Paesi europei, 7 si trovano nelle Americhe, 3 nella Regione del Mediterraneo Orientale dell’OMS e 2 nella Regione del Pacifico Orientale dell’OMS. L’intervento cerca di ridare una possibilità al tentativo di estirpare la tubercolosi come problema sociale di salute pubblica “I Paesi a bassa incidenza di Tubercolosi sono già in possesso dei mezzi per ridurre drasticamente i casi di Tubercolosi entro il 2035 - ha dichiarato Hiroki Nakatani, vice direttore generale dell’OMS, in margine al meeting globale di consultazione recentemente tenuto a Roma - Il fondamento è una copertura sanitaria universale, che assicuri a tutti l’accesso ai servizi sanitari necessari senza causare difficoltà economiche. La chiave è indirizzare interventi mirati a favore delle persone che ne hanno maggiormente bisogno”. La tubercolosi. È infettiva a trasmissione aerea e vi sono gruppi più a rischio tra cui i poveri, i senzatetto, i migranti, le minoranze etniche, le persone che fanno uso di droghe, i carcerati e gli individui con un sistema immunitario compromesso. La globalizzazione e l’aumento degli esodi permettono alla TB di continuare a diffondersi silenziosamente attraverso le comunità e i Paesi. Ecco perché è indispensabile la prevenzione e le cure nei luoghi ad alta incidenza “Antibiotici potenti e migliori condizioni di vita hanno quasi debellato la malattia da molti Paesi ad alto reddito, ma non abbiamo ancora vinto. E se commettiamo errori adesso, la Tubercolosi potrebbe riproporsi, anche con forme più resistenti ai farmaci - ha aggiunto il professor Giovanbattista Migliori, segretario generale dell’ERS - Invece, se agiamo correttamente e ci impegniamo nuovamente a combattere la malattia, sia nel nostro Paese che all’estero, la Tubercolosi, un giorno, non rappresenterà più una minaccia per la salute pubblica”. L’accesso alle cure è notevolmente accresciuto dalla metà degli anni ’90: dal 1995 fino al 2012, 56 milioni di persone sono state trattate con successo nei Paesi che hanno adottato la strategia OMS per il controllo della TB, salvando 22 milioni di vite umane. Così nel 2012 la mortalità a livello globale si era ridotta del 45% rispetto al 1990, quindi sembra fattibile ridurre i decessi del 50% entro il 2015. (GIOIA TAGLIENTE)

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