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UN NOBEL ALLE CELLULE TUTTO-FARE

A uno scienziato di Osaka e a uno di Cambridge il premio Nobel per la Medicina 2012, per ricerche condotte nel 1962 e nel 2006
di Laura Monti giovedì 11 ottobre 2012

2' di lettura

Sono degli hacker del DNA, i due scienziati – l’inglese John B. Gurdon e il giapponese Shinya Yamanaka – che hanno vinto il Nobel per la ‘Fisiologia o Medicina’ 2012. L’organismo adulto è fatto di tante cellule, ognuna con una sua specializzazione, cioè con una funzione peculiare. E fino a qualche tempo fa si pensava che una cellula del fegato, ad esempio, non potesse mai ‘imparare’ a svolgere i compiti tipici di una cellula muscolare o di quella di un occhio. Eppure il DNA, il codice della vita dal quale tutto ha origine e prende forma, è identico in qualunque cellula di uno stesso organismo. E questi due scienziati, hanno dimostrato che è possibile, ‘spingere’ una cellula adulta e specializzata in una sola funzione, a tornare indietro nel tempo, a regredire fino allo stato ‘primordiale’, a diventare cioè ‘immatura’ e ‘totipotente’, in grado cioè di ripartire per una strada completamente nuova e diversa, se solo si riesce a dargli una ‘seconda occasione’. Tutti noi deriviamo da una singola cellula-uova fecondata. Nei primi giorni dopo il concepimento, l’embrione è fatto di poche cellule tutte uguali e tutte in grado di svilupparsi nelle tante cellule specializzate che compongono il nostro organismo; sono le cosiddette cellule staminali pluripotenti. Ma mano che l’embrione cresce, queste cellule si specializzazione sempre di più e diventano cellule del fegato, del cuore, del cervello, ecc. Si pensava che questo ‘viaggio’ da una cellula capace di diventare ‘tutto’, alla cellula adulta, dedicata ad una sola funzione, potesse andare in un’unica direzione. Mentre i due scienziati hanno dimostrato che  è possibile fare questo viaggio indietro nel tempo, fino agli stadi primordiali, scardinando in un attimo ‘certezze’ scientifiche ben consolidate e costringendo tutti a riscrivere i libri di testo. Il ‘viaggio’ delle cellule insomma non è di sola andata ma può diventare un’andata e ritorno.  L’esperimento che ha valso a Gurdon il premio Nobel, risale addirittura al 1962, mentre più recenti sono le ricerche di Yamanaka. E le ricadute di queste scoperte nella pratica clinica e per il benessere dell’umanità potrebbero essere immense. Da queste cellule ‘riprogrammate’ (induced pluripotent stem cells o iPS) si possono sviluppare tutte le cellule dell’organismo. In futuro dunque potrebbe essere usate sia per ripercorrere le tappe di una malattia, seguendo passo per passo tutte le fasi del loro sviluppo verso il male, cercando di trovare il modo per contrastare questo cammino di morte; oppure potrebbero essere sfruttate per costruire dei ‘pezzi di ricambio’ per rinforzare o sostituire gli organi minati da malattie o dalla vecchiaia. Ma il futuro è ancora tutto da scrivere. (STEFANIA BELLI)    

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