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Due piccioni con una fava

Nuova indicazione per il tadalafil: da oggi non solo per la disfunzione erettile ma anche per i disturbi urinari tipici degli uomini con la prostata ingrossata
di Maria Rita Montebelli giovedì 29 novembre 2012

3' di lettura

E’ un esercito di tre milioni e mezzo di maschi italici, quello alle prese con due problemi mica da poco: disfunzione erettile e disturbi urinari da ipertrofia benigna della prostata (IPB). Gli anglosassoni, amanti delle sigle, li chiamano LUTS (Lower Urinary Tract Symptoms), che tradotto nella vita di tutti i giorni, significa corse disperate verso il bagno più vicino, bisogno di urinare più volte anche durante la notte, svuotamento incompleto della vescica. Da oggi per questi LUTS è arrivata l’indicazione al trattamento con il tadalafil al dosaggio di 5 mg, da assumere una volta al giorno. A questa indicazione si è arrivati per caso, rivisitando i risultati dei tanti studi clinici sul tadalafil. “Le sperimentazioni effettuate in tutto il mondo – spiega il professor Vincenzo Gentile, Direttore del Dipartimento di Urologia dell’Università ‘La Sapienza’ di Roma – dimostrano che il trattamento con tadalafil al dosaggio di 5 mg al giorno, in unica somministrazione quotidiana, oltre a trattare la disfunzione erettile, frequentemente presente nelle persone affette da LUTS, produce un significativo miglioramento della sintomatologia irritativa collegata a quest’ultima condizione. Il tadalafil infatti – prosegue il prof. Gentile – favorisce il rilassamento del collo della vescica e, così facendo, riduce i fastidi legati all’urgenza e alla frequenza minzionale. I sintomi urinari migliorano a partire da 5 giorni dall’inizio della terapia. E l’arrivo di questa ulteriore indicazione per il tadalafil è ancora più importante, se si considera il fatto che gli attuali trattamenti per le LUTS, possono avere delle ricadute negative sulla sfera sessuale”. Ma cosa fa del tadalafil un farmaco ‘prendi due-paghi uno’? Disfunzione erettile e sintomi irritativi delle LUTS hanno un’origine comune. Il sistema nervoso centrale, normalmente attiva con un sol colpo centri che interessano la componente urinaria e quella sessuale; con il passare degli anni la trasmissione di questi segnali nervosi si deteriora e si passa da una condizione ‘autostrada a quattro corsie’ degli anni della gioventù, alla ‘stradina di campagna’ dai cinquanta in su. A complicare le cose poi ci pensa la zoppicante attività della muscolatura liscia involontaria, quella che controlla l’attività dell’uretra e che regola l’afflusso del sangue al pene. Il muscolo ‘rubinetto’ insomma dopo una certa età non funziona più come dovrebbe. E infine, l’invecchiamento si fa sentire anche sulla circolazione: con gli anni si riduce l’apporto di sangue e quindi di ossigeno agli organi, e questo contribuisce a rendere difficoltose le erezioni e al comparire dei problemi legati al malfunzionamento di prostata e vescica. “Avere a disposizione farmaci come tadalafil, che agisce su entrambi i versanti patologici – spiega il Professor Massimo Lazzeri, Specialista in Urologia, Consulente Scientifico dell’Ospedale San Raffaele di Milano - significa non solo migliorare la condizione clinica del paziente ma anche poter evitare una politerapia, che non agevola certo l’aderenza del paziente alla cura”. Fondamentale per il successo di questa terapia naturalmente è porre la giusta indicazione. E diciamolo, la disfunzione erettile, così come i disturbi urinari non sono certo argomenti ‘semplici’ da affrontare per chi ne soffre. Per questo, il medico deve essere un po’ detective e tanto psicologo con il paziente per riuscire a farlo parlare di queste sue defaillance. “Il paziente che si presenta in ambulatorio per i sintomi urinari (LUTS) – spiega il Prof. Furio Pirozzi Farina, Presidente della Società Italiana di Andrologia, Direttore dell’Unità Operativa di Urologia Andrologica dell’Azienda Ospedaliera Universitaria di Sassari – va ‘interrogato’ anche sull’eventuale presenza di disfunzione erettile e viceversa. Il medico deve cioè porre domande specifiche, al paziente ma anche alla sua partner, che spesso lo aiuta ad affrontare questi problemi. Molto spesso è infatti proprio la donna a segnalare la presenza di segni o sintomi che vengono minimizzati o sottovalutati dal partner”. (LORENZO VALLE)

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