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Tumore al colon e intestino giovane: la ricerca che cambia tutto

di Paola Natali mercoledì 1 aprile 2026

3' di lettura

Un intestino che conservi per anni la sua capacità di rigenerarsi e resistere alle malattie non è più un’idea lontana: è la prospettiva aperta da una serie di studi internazionali coordinati dall’Università degli Studi di Torino e dal Leibniz Institute on Aging, pubblicati di recente sulle riviste scientifiche Nature Aging e Nature Cell Biology. Queste ricerche, frutto di anni di lavoro su cellule umane e modelli sperimentali, delineano per la prima volta i meccanismi molecolari con cui l’intestino invecchia e come questo processo possa aumentare il rischio di tumore del colon, aprendo la strada a possibili strategie per rallentarlo o addirittura contrastarlo.  L’intestino è uno degli organi del corpo con il più alto turnover cellulare: l’epitelio interno si rinnova completamente ogni pochi giorni grazie a cellule staminali altamente attive. Ma con l’avanzare dell’età queste cellule accumulano modifiche chimiche al DNA, chiamate metilazioni, che agiscono come interruttori silenziosi spegnendo alcuni geni essenziali per la salute e la rigenerazione del tessuto.

Il team guidato dal prof. Francesco Neri ha descritto per primo questo fenomeno, definendolo ACCA drift (Aging  and Colon Cancer Associated drift), un tipo di “invecchiamento epigenetico” che non è casuale ma segue un preciso andamento e si accumula progressivamente nelle cellule staminali intestinali. Queste modifiche epigenetiche colpiscono in particolare i geni che regolano la via di segnalazione Wnt, fondamentale per mantenere l’attività delle cellule staminali e garantire la rigenerazione dei tessuti. Quando questi geni vengono spenti, l’intestino perde parte della sua capacità di autoripararsi, diventando più vulnerabile a infiammazioni, lesioni e  in prospettiva  alla formazione di cellule tumorali.

La scoperta è doppiamente significativa perché lo stesso schema di modifiche epigenetiche è stato trovato anche nei tessuti di quasi tutti i casi di tumore del colon analizzati. Questo suggerisce che l’invecchiamento dell’intestino non sia solo un processo fisiologico, ma può creare un terreno favorevole allo sviluppo di neoplasie.

Ma perché queste modifiche si accumulano? Secondo i ricercatori, il fenomeno è il risultato di più fattori interconnessi. Con l’età si verifica una infiammazione cronica di basso grado, che altera il metabolismo cellulare e la distribuzione del ferro, un minerale essenziale per l’attività di alcuni enzimi deputati a “ripulire” le metilazioni dannose. In condizioni di carenza di ferro all’interno della cellula, gli enzimi TET, che dovrebbero correggere errori epigenetici, non funzionano correttamente, e così i geni chiave restano spenti. Allo stesso tempo, la segnalazione Wnt si indebolisce col tempo, aggravando la perdita di funzione delle cellule staminali e accelerando l’invecchiamento epiteliale.

La parte più sorprendente della ricerca riguarda la possibilità di intervenire su questo processo. In colture di organoidi intestinali, piccoli modelli tridimensionali di tessuto umano , i ricercatori sono riusciti a rallentare e in parte invertire l’ACCA drift ripristinando l’assorbimento di ferro o stimolando la via di segnalazione Wnt. Ciò ha riattivato gli enzimi TET e migliorato la capacità delle cellule di “rimuovere” le modifiche dannose dal DNA.  Questo risultato suggerisce che l’invecchiamento dell’intestino non è un destino fisso, ma un processo biologico con parametri molecolari che possono essere modulati. Se confermati in studi clinici, tali interventi potrebbero diventare la base per strategie preventive o terapeutiche contro il tumore del colon e altri disturbi legati all’età.

Oltre ai possibili futuri approcci farmacologici, gli esperti sottolineano l’importanza di uno stile di vita sano, che può influenzare positivamente i processi infiammatori e metabolici. Alimentazione equilibrata, attività fisica regolare e controllo delle infiammazioni croniche restano importanti leve per preservare la salute dell’intestino nel tempo. La scoperta dell’ACCA drift e i primi segnali di come contrastarlo rappresentano un passo avanti significativo nella biologia dell’invecchiamento e nella prevenzione del cancro, evidenziando come la ricerca di base possa aprire nuove strade per migliorare la qualità della vita e ridurre il rischio di malattie legate all’età.

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