«Stando ai dati che abbiamo a disposizione, ad oggi in Italia non risulta un aumento di mortalità oltre i 65 anni». Con questa secca rinfrescata Mara Campitiello, Capo Dipartimento della Prevenzione del Ministero della Salute, smonta le parabole apocalittiche dell’Oms, secondo cui l’Italia avrebbe registrato cinque decessi in 24 ore a causa del caldo assassino.
«A noi attualmente non risultano questi decessi», puntualizza, stroncando la metodologia creativa dell’agenzia internazionale: «I dati riportati dall’Oms sono dati di stima, secondo una metodologia statistica: una proiezione. I nostri invece sono dati “just in time”, cioè reali, comunicati dai Comuni». Insomma, da una parte la concretezza dei numeri ministeriali, dall’altra l’Oms e il suo direttore Hans Henri P. Kluge che provano a fare un po’ di terrorismo psicologico, definendo l’afa “una prova generale” dell'apocalisse imminente e scodellando i soliti bollettini di guerra. Intendiamoci, che fuori si schianti dal caldo è un dato di fatto, con 25 città da bollino rosso. Ed è una morsa seria. Ma il problema emerge dal momento in cui diventano necessarie statistiche magari fatte male per avvalorare una ricostruzione ideologica.
I CASI ITALIANI
Stando alle notizie provenienti dalle Regioni, i decessi noti che potrebbero essere legati al caldo sarebbero ad oggi sei: due anziani a Genova, il bracciante 55enne Haddad Taher stroncato mentre raccoglieva angurie nel Mantovano, un operaio nel Padovano, un 75enne morto a Bari mentre faceva jogging e un altro operaio deceduto oggi nel Trevigiano a fine turno, il cui decesso secondo i sindacati sarebbe legato alle temperature. A questi si aggiunge il pensionato di 77 anni che si è accasciato fatalmente ieri mattina sulla spiaggia di San Salvo, nel Chietino. Ma stabilire una correlazione diretta in tanti di questi casi è sostanzialmente impossibile. Ma la cronaca reale conta poco quando c’è da imbastire il solito teatrino.
E così l’opposizione non ha perso un secondo per cavalcare il dramma con il consueto tempismo. Angelo Bonelli (Alleanza Verdi-Sinistra) ha subito imbracciato il megafono per la sua dose di fango ideologico: «Il governo continua a negare la realtà. Di fronte ai dati dell’Oms il ministero sceglie di minimizzare. È lo stesso schema visto durante il Covid: quando la scienza contraddice la propaganda, la si delegittima». Non pago, ha infilato nel polverone persino le riforme, accusando Meloni di parlare solo di «assetti di potere e Quirinale». Gli ha fatto subito eco il senatore M5s Pietro Lorefice, sentenziando: «Il caldo non è più soltanto un’emergenza climatica: è un’emergenza sanitaria».
A dare manforte alla narrazione della sventura ci pensa poi l’immancabile Fabrizio Pregliasco, preso dalla malinconia della fama da virostar e ora tenta la carriera da meteostar: «Non segnano la fine dell’emergenza. Il brusco passaggio tra masse d’aria può generare criticità, anche sanitaria. È tutto molto coerente con gli effetti del cambiamento climatico». Insomma, se c’è il sole è emergenza, se piove pure. Quando si dice non perdere mai l’occasione per fare un po’ di sana caciara.
TUTTI DANNO I NUMERI
Il vero capolavoro di questa estate torrida, però, si consuma nelle ovattate stanze delle accademie e delle redazioni internazionali, dove il termometro fisso oltre i 35°C sembra aver provocato un’epidemia di insolazione cognitiva. Il caldo estremo avrebbe dovuto provocare la bellezza di 12.000 decessi in eccesso in Europa in soli tre giorni. Secondo questa terrificante proiezione, il rischio di mortalità sarebbe dovuto schizzare del 300% a Parigi, del 200% a Londra, del 170% a Milano e del 100% a Roma. Roba da sbarrare le finestre e recitare il rosario in cantina.
Appena poche ore dopo, l’Organizzazione Mondiale della Sanità, l’oracolo di Ginevra, certifica la notizia dei 1300 decessi legati all’afa in tutta Europa, cioè un decimo rispetto alle proiezioni della grande stampa. E ora, a sua volta, smentita dai Ministeri. Ormai è matematico: più sale la colonnina di mercurio, più si danno i numeri.