Una dieta sana non serve soltanto a mantenere il peso forma: potrebbe anche contribuire a rendere più efficaci le cure contro il cancro. È quanto emerge da un importante studio pubblicato sulla rivista scientifica Nature, che ha messo in luce il ruolo decisivo della collaborazione tra alimentazione e microbiota intestinale nella risposta all’immunoterapia. L’immunoterapia, in particolare quella basata sugli inibitori dei checkpoint immunitari, rappresenta una delle innovazioni più importanti nella lotta contro molti tumori. Tuttavia, solo una parte dei pazienti ottiene benefici duraturi, spingendo la ricerca a individuare i fattori che possono influenzarne l’efficacia.
Secondo gli autori dello studio pubblicato su Nature, il successo della terapia non dipende soltanto dalle caratteristiche del tumore, ma anche dall’organismo del paziente. Tra gli elementi più importanti figurano la dieta, il microbiota intestinale , cioè l’insieme dei miliardi di batteri che vivono nel nostro intestino, e persino il peso corporeo. Negli ultimi anni gli studi clinici avevano già osservato un fenomeno curioso: alcuni pazienti con obesità sembravano rispondere meglio all’immunoterapia rispetto a quelli con un peso normale. Il nuovo lavoro aiuta a spiegare questo apparente paradosso, dimostrando che non è l’obesità in sé a favorire la risposta ai farmaci, ma l’interazione tra alimentazione e microbiota intestinale. Per arrivare a queste conclusioni, i ricercatori hanno utilizzato dodici diversi modelli alimentari nei topi, progettati per riprodurre regimi nutrizionali simili a quelli seguiti dall’uomo, come la dieta mediterranea, quella occidentale, vegana, giapponese e chetogenica. L’obiettivo era capire come le diverse abitudini alimentari modificassero il metabolismo, il sistema immunitario e la composizione del microbiota.
I risultati hanno mostrato che alcune diete favoriscono la crescita di comunità batteriche intestinali particolarmente favorevoli all’azione dell’immunoterapia. In particolare, la presenza di batteri come Lactobacillus johnsonii, insieme a specifici regimi alimentari, ha aumentato la produzione di metaboliti derivati dagli amminoacidi aromatici, sostanze capaci di rafforzare la risposta immunitaria contro il tumore. Lo studio ha inoltre dimostrato che il microbiota può essere modificato attraverso il trapianto di microbiota fecale. Nei modelli sperimentali, il trasferimento della flora intestinale proveniente da soggetti che rispondevano bene all’immunoterapia è riuscito a migliorare la sensibilità ai trattamenti anche in animali inizialmente non responsivi. Un risultato analogo è stato osservato utilizzando microbiota proveniente da donatori umani con un indice di massa corporea elevato.
Un altro dato importante riguarda il metabolismo. Contrariamente a quanto si poteva pensare, i ricercatori hanno scoperto che le alterazioni metaboliche tipiche dell’obesità non spiegano l’aumento dell’efficacia dell’immunoterapia. Il fattore determinante sembra invece essere l’ecosistema intestinale, profondamente influenzato dalle abitudini alimentari. La ricerca conferma quindi che il microbiota intestinale rappresenta un alleato fondamentale del sistema immunitario e suggerisce che, in futuro, la dieta potrebbe diventare parte integrante delle strategie terapeutiche contro il cancro. Personalizzare l’alimentazione o intervenire sul microbiota potrebbe infatti aumentare le probabilità di successo dell’immunoterapia, aprendo la strada a trattamenti sempre più mirati e personalizzati.
Sebbene i risultati siano stati ottenuti principalmente in modelli animali e richiedano ulteriori conferme negli esseri umani, lo studio pubblicato su Nature rappresenta un passo significativo verso una medicina oncologica sempre più personalizzata, nella quale alimentazione, microbiota e terapie innovative possano lavorare insieme per migliorare la risposta dei pazienti e le prospettive di cura.