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Il cervello cambia con l'avanzare dell'età: il segreto è nel midollo osseo

di Paola Natalisabato 22 agosto 2026
Il cervello cambia con l'avanzare dell'età: il segreto è nel midollo osseo

3' di lettura

Il cervello umano potrebbe essere molto più dinamico di quanto si pensasse, una ricerca pubblicata sulla rivista Nature ha scoperto che, con l’avanzare dell’età, nuove cellule del sistema immunitario provenienti dal midollo osseo possono raggiungere il cervello e contribuire alla popolazione della microglia, le cellule che svolgono un ruolo fondamentale nella difesa e nella pulizia del sistema nervoso. La microglia può essere immaginata come una sorta di “squadra di sorveglianza” del cervello: controlla continuamente ciò che accade nel tessuto nervoso, elimina cellule danneggiate e partecipa alla risposta alle infezioni e alle infiammazioni. Per molto tempo gli scienziati hanno pensato che queste cellule avessero soprattutto un’origine molto antica infatti nei topi, la maggior parte della microglia si forma durante lo sviluppo dell’embrione e può rimanere nel cervello per tutta la vita, rinnovandosi localmente senza un contributo significativo delle cellule del sangue adulte. Ma nell’uomo la situazione sembra essere più complessa infatti lo studio pubblicato su Nature ha cercato di ricostruire la storia delle cellule microgliali attraverso una sorta di “impronta digitale” lasciata nel loro DNA. Nel corso della vita, le cellule accumulano infatti piccole mutazioni naturali, chiamate mutazioni somatiche.

Questi cambiamenti possono funzionare come etichette che permettono ai ricercatori di capire quali cellule hanno una stessa origine e come si sono spostate o moltiplicate nel tempo. Gli scienziati hanno applicato questo metodo analizzando il tessuto cerebrale di 20 persone anziane, il risultato è stato sorprendente: in tutti gli individui esaminati sono state trovate prove dell’arrivo nel cervello di cellule provenienti dal midollo osseo. Queste cellule, una volta entrate nel tessuto cerebrale, possono assumere caratteristiche molto simili a quelle della microglia e contribuire in alcuni casi in modo consistente alla popolazione di queste cellule immunitarie. Per verificare ulteriormente questa origine, i ricercatori hanno utilizzato anche analisi a singola cellula e hanno seguito le “parentele” tra le cellule attraverso particolari varianti del DNA mitocondriale. Il quadro che emerge è quello di un cervello nel quale, con il passare degli anni, possono entrare nuove cellule di origine ematopoietica, cioè provenienti dal sistema che produce le cellule del sangue. Questo fenomeno sembra essere molto più comune nell’uomo anziano di quanto suggerissero i precedenti studi sugli animali. La scoperta è interessante anche per un altro motivo: i ricercatori hanno confrontato questi risultati con i dati provenienti da grandi gruppi di persone e hanno osservato un’associazione tra alcuni tipi di produzione clonale delle cellule del sangue e un rischio più basso di malattia di Alzheimer. Questo dato, però, va interpretato con cautela: non significa che le cellule provenienti dal midollo proteggano direttamente dall’Alzheimer né che possano essere utilizzate già oggi come terapia. Indica piuttosto una possibile relazione biologica che dovrà essere studiata in modo più approfondito.

La ricerca pubblicata cambia quindi una parte della nostra idea sulla microglia e sull’invecchiamento del cervello: le cellule che sorvegliano il sistema nervoso non sembrano essere necessariamente una popolazione completamente stabile e immutabile infatti con l’età, il cervello può ricevere un contributo crescente da cellule immunitarie provenienti dal midollo osseo, che possono inserirsi nel tessuto e assumere caratteristiche simili a quelle della microglia. La scoperta apre nuove domande sul rapporto tra invecchiamento, sistema immunitario e malattie neurodegenerative. Se queste cellule cambiano il loro comportamento entrando nel cervello, potrebbero influenzare anche il modo in cui il tessuto nervoso reagisce all’infiammazione e ai processi degenerativi. Capire quando queste cellule arrivano, perché riescono a entrare nel cervello e quale funzione svolgono potrebbe quindi diventare importante per studiare meglio malattie come l’Alzheimer e altre patologie legate all’età. Il cervello, insomma, non sarebbe un organo completamente isolato dal resto del corpo nemmeno dal punto di vista delle sue cellule immunitarie. Con il passare degli anni, una parte della sua “squadra di sorveglianza” potrebbe essere rinnovata anche grazie a cellule che arrivano dal midollo osseo. Una scoperta che, come sottolineano i risultati pubblicati su Nature, aggiunge un nuovo elemento al complesso rapporto tra sangue, sistema immunitario e cervello umano.