Non si vede, non si sente eppure potrebbe avere un ruolo importante nella salute di un bambino per gli anni a venire: è il microbioma intestinale, l’insieme dei miliardi di microrganismi che popolano l’intestino e che iniziano a costruire il loro “ecosistema” fin dai primi mesi di vita. Una nuova ricerca pubblicata sulla rivista Nature mette al centro di questo processo la madre, mostrando quanto il suo microbioma e alcune condizioni della gravidanza possano influenzare la formazione della flora intestinale del neonato e, potenzialmente, alcuni aspetti della sua salute. Lo studio ha analizzato 4.526 campioni fecali raccolti nel tempo da 714 coppie madre-neonato della coorte olandese Lifelines NEXT, seguendo le famiglie dalla dodicesima settimana di gravidanza fino al primo anno di vita del bambino. I ricercatori hanno incrociato questi dati con centinaia di informazioni cliniche e ambientali e hanno analizzato in profondità anche il microbioma del latte materno e quello vaginale. Il risultato più significativo riguarda proprio la trasmissione dei batteri dalla madre al figlio.
Secondo lo studio, il microbioma intestinale materno rappresenta una delle principali fonti dei microrganismi che colonizzano l’intestino del neonato. La trasmissione non avviene però in modo identico per tutti i bambini e non è un evento esclusivo del momento della nascita: la condivisione dei ceppi batterici tra madre e neonato cambia nel corso del tempo e aumenta la probabilità di trasmissione quando determinati microrganismi sono particolarmente abbondanti nell’intestino materno. Il microbioma vaginale, invece, sembra contribuire solo occasionalmente alla colonizzazione intestinale del bambino, almeno rispetto al ruolo del microbioma intestinale della madre. Un altro dato interessante riguarda la gravidanza. Contrariamente a quanto si potrebbe immaginare, il microbioma intestinale materno non subisce trasformazioni radicali durante la gestazione e dopo il parto, ma presenta cambiamenti più sottili, influenzati da diversi fattori, tra cui la dieta, alcune infezioni e il fumo precedente alla gravidanza. Questo significa che la salute e lo stile di vita della madre possono entrare in relazione con l’ambiente microbico nel quale il bambino comincia a costruire il proprio sistema intestinale. I ricercatori hanno inoltre individuato un’associazione tra il microbioma intestinale materno e il rischio di eczema nel bambino. È un risultato che non significa che determinati batteri materni siano direttamente responsabili della comparsa della malattia, ma suggerisce che la composizione del microbioma della madre possa contenere informazioni utili per comprendere alcuni aspetti della salute infantile. Anche il modo in cui il bambino viene al mondo e viene alimentato lascia una traccia importante. Il tipo di parto e l’alimentazione nei primi mesi di vita sono risultati tra i fattori maggiormente associati alla composizione e alle caratteristiche funzionali del microbioma intestinale infantile. Al contrario, il parto a domicilio, preso singolarmente, è risultato associato solo moderatamente alle caratteristiche del microbioma, così come altri dettagli legati al parto, tra cui la durata della fase di spinta o il momento della rottura delle membrane. Il quadro che emerge dalla ricerca pubblicata su Nature è quindi quello di un microbioma infantile che non nasce dal nulla, ma viene costruito progressivamente attraverso una complessa combinazione di fattori.
La madre rappresenta una fonte fondamentale di microrganismi, mentre il parto, l’alimentazione e le condizioni ambientali contribuiscono a modellare questo ecosistema nei primi mesi di vita. Il risultato è particolarmente interessante perché il microbioma intestinale non è un semplice insieme di batteri: interagisce con il metabolismo, con il sistema immunitario e con numerosi processi biologici dell’organismo. Per questo motivo, capire come si forma potrebbe aiutare in futuro a comprendere meglio perché alcuni bambini siano più predisposti di altri a determinate condizioni. Gli stessi autori sottolineano però la necessità di interpretare questi risultati con prudenza: individuare un’associazione non significa dimostrare automaticamente un rapporto di causa ed effetto e non significa che le future mamme debbano seguire particolari comportamenti o assumere prodotti per “modificare” il microbioma senza indicazioni mediche. La vera novità dello studio sta piuttosto nell’aver mostrato, attraverso una grande quantità di dati raccolti nel tempo, quanto sia importante l’ambiente materno nella costruzione dell’ecosistema intestinale del neonato. Nei primi dodici mesi di vita, infatti, l’intestino del bambino è un ambiente in piena trasformazione, popolato progressivamente da comunità di microrganismi che continueranno a evolversi. E una parte significativa di questa storia potrebbe iniziare ancora prima della nascita, nel microbioma della madre. La ricerca pubblicata su Nature aggiunge così un nuovo tassello alla comprensione dei primi mille giorni della vita: prima ancora che un bambino possa scegliere cosa mangiare, quali ambienti frequentare o quali abitudini adottare, il suo organismo ha già iniziato a costruire una relazione con il mondo microscopico che lo circonda. E, in questa prima fase, la madre sembra avere un ruolo molto più importante di quanto finora si fosse immaginato.