Che cosa ci rende diversi dagli altri primati? Una parte della risposta è scritta nelle nostre ossa. Il modo in cui sono cresciute, la forma delle articolazioni e la struttura dello scheletro sono il risultato di una lunga storia evolutiva. Uno studio pubblicato su Nature ha cercato di capire meglio come questa storia sia stata scritta nel nostro DNA. La ricerca non si è concentrata soltanto sui geni, ma soprattutto su una parte meno conosciuta del nostro patrimonio genetico: i meccanismi che regolano il funzionamento dei geni. In parole semplici, i geni possono essere considerati come delle istruzioni. Ma avere le istruzioni non basta: bisogna anche sapere quando usarle, dove usarle e quanto attivarle. È proprio su questi “interruttori” genetici che i ricercatori hanno concentrato l'attenzione.
Gli scienziati hanno confrontato il DNA umano con quello di altri grandi primati e hanno studiato anche il materiale genetico dei nostri antichi parenti, come Neanderthal e Denisoviani. In questo modo hanno cercato di ricostruire alcuni dei cambiamenti avvenuti lungo la strada che ha portato all'uomo moderno. Uno degli aspetti più interessanti riguarda le articolazioni e la cartilagine. La ricerca ha individuato cambiamenti nella regolazione di geni coinvolti nella produzione di alcune sostanze presenti nella cartilagine. Secondo gli autori, queste modifiche potrebbero essere legate ad alcune caratteristiche che distinguono le nostre articolazioni da quelle degli altri primati. Ed è qui che la storia evolutiva diventa particolarmente interessante. Alcuni cambiamenti che nel corso del tempo hanno contribuito a costruire il nostro scheletro potrebbero essere collegati anche alla maggiore vulnerabilità dell'uomo a problemi articolari, tra cui l'artrosi.
Non significa che l'evoluzione abbia “creato” direttamente queste malattie. Piuttosto, può essere successo che alcune caratteristiche vantaggiose in un determinato momento abbiano avuto anche delle conseguenze meno favorevoli. Lo studio pubblicato su Nature ci ricorda quindi che l'evoluzione non consiste soltanto nella comparsa di nuovi geni. A volte basta cambiare il modo in cui un gene viene utilizzato per ottenere risultati importanti. E il nostro scheletro, con la sua forma e le sue particolarità, porta ancora oggi i segni di questi cambiamenti avvenuti nel corso di milioni di anni.