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Le telecamere dell'Adnkronos nella ex Cemamit di Ferentino

domenica 28 aprile 2013

2' di lettura

Roma, 26 apr. - (Adnkronos) - Il 28 aprile è la Giornata Mondiale delle Vittime dell'Amianto. E, a distanza di 20 anni dalla legge nazionale che lo ha bandito, l'Italia continua fare i conti con un numero che oscilla tra i 1200 e 1400 casi di mesotelioma l'anno, censiti dal Registro nazionale dei mesoteliomi presso l'Inail. Un giornata per ricordare le vittime ma anche un'occasione per accendere i riflettori su una bonifica che procede a rilento. Come quella di Ferentino. La ex Cemamit che oggi è una discarica di amianto a cielo aperto. Come testimoniano le telecamere Adnkronos Prometeo. Lo stabilimento ha prodotto manufatti in cemento amianto dal 1965 al 1984. Sono passati 29 anni da quando l'impianto ha cessato la produzione ma i cittadini del piccolo comune della ciociaria continuano a subirne le conseguenze. "Prima c'era il pericolo per chi lavorava ma oggi è soprattutto per chi risiede" spiega all'Adnkronos, Franco Carini ex lavoratore della Cemamit.Alle preoccupazioni dei cittadini però non corrisponde una risposta chiara dalle istituzioni. Intanto, da qualche mese lo stabilimento è stato posto sotto sequestro dall'autorità giudiziaria. "Ci risulta - spiega Sergio Marocco, assessore ambiente comune di Ferentino- "che l'azienda ha chiesto il dissequestro per poter lavorare. Nel frattempo il comune nella conferenza dei servizi ha detto l'assenso per rimuovere tutto quello che è in superficie. Adesso però dobbiamo aspettare il dissequestro in modo che l'azienda possa procedere con i lavori". Per questo tipo di interventi gli investimenti sono molto elevati e i tempi sono destinati a prolungarsi ancora. Se è incerto il futuro dello stabilimento, più chiaro è il passato, raccontato da chi ci ha lavorato ma anche da chi viveva nelle vicinanze. Franco Addesse, ex lavoratore e ora rappresentante locale della Associazione italiana esposti amianto ricorda: "qui invece della neve scendeva l'amianto". Pia De Santis, cittadina di Ferentino racconta di aver vissuto nella casa dello stabilimento: "lavavamo i panni e li stendevamo, passeggiavamo e c'era i camion con l'amianto che venivano da Napoli e alzavano un polverone. Quell'aria l'abbiamo respirata tutti". Un altro ex lavoratore, Antonio Filonardi, riferisce che nella Cemamit "consumavamo circa 200 quintali al giorno. Un'esposizione enorme. C'erano circa 10mila fibre litro di esposizione". E le conseguenze si sono fatte sentire. Franco Carini racconta che su 200 lavoratori "73 sono morte quasi tutte per malattie asbesto correlate". Dopo quasi 30 anni, dunque, la battaglia dei cittadini di Ferentino non è ancora finita e la soluzione non sembra essere dietro l'angolo non solo per gli ex lavoratori ma anche per tutti coloro che continuano a respirare quell'aria.

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