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Shale gas e terremoti, non esiste prova scientifica di una correlazione

Intervista al Presidente del Consiglio Nazionale dei geologi, Gianvito Graziano
domenica 26 maggio 2013

3' di lettura

Roma, 23 mag. (Adnkronos) - Lo shale gas, quello prodotto con la frantumazione delle rocce profonde, divide l'opinione pubblica e la comunità scientifica: da una parte l'opportunità di autonomia offerta di questa 'nuova' fonte energetica (negli Stati Uniti farà arrivare il paese all'autosufficienza entro il 2030), dall'altra i pericoli che questa rappresenta per l'ambiente. Si parla di shale gas a Londra dove viene fatta una stima di 70 mila nuovi posti di lavoro per avviare i campi di ricerca e perforazione, se ne è parlato ieri a Bruxelles, dove il Presidente del Consiglio Enrico Letta, al termine dei lavori del Consiglio ha voluto sottolineare "una forte asimmetria competitiva tra Ue e Stati Uniti e questo preoccupa tutti". Di shale gas ha parlato anche il leader del Movimento Cinque Stelle Beppe Grillo che, in un comizio a Sestri Levante, ha sostenuto che lo Shale gas è tra le cause che hanno provocato il terremoto in Emilia. Una tesi estrema sulla quale abbiamo sollecitato l'opinione di Gianvito Graziano, Presidente del Consiglio Nazionale dei geologi. "La sismicità del nostro Paese, compresa quella dell'Emilia Romagna, ci dice Graziano, non è certamente dovuta alle perforazioni, è una sismicità che è intrinseca nell'Appennino che ha una serie di zone sismogenetiche dove il terremoto si può verificare. Un'area dove i sismi avvengono di continuo, molti anche sotto la soglia strumentale e quindi non avvertiti". "C'è da chiedersi, continua Graziano, se le perforazioni profonde possano incrementare la percentuale di probabilità del verificarsi di un evento sismico, personalmente, ma io non sono un sismologo, tenderei ad escluderlo. Tuttavia, aggiunge, siccome noi come geologi non abbiamo una competenza così specifica, abbiamo pensato di fare una commissione di esperti, che vede al lavoro scienziati ed autorevoli personalità dell'Osservatorio Geofisico di Trieste, dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, del Ministero dello Sviluppo Economico, dell'Università di Siena, di un'azienda specialistica come Georisorse Italia ed a breve del Ministero dell'Ambiente, per capire quali possano essere le possibili defluenze di una perforazione industriale rispetto ad una zona che di suo ha già una sua sismicità". "Il gruppo, aggiunge Graziano, sta già lavorando ed i risultati di questa ricerca saranno pronti per settembre prossimo, in modo da poter dare alla gente delle risposte terze a fronte di chi dice che non ci sono rischi e chi invece sostiene che la perforazione industriale sia responsabile di eventi simici". "Ci sono posizioni estreme che francamente non possono essere condivisibili". Secondo il Presidente dei geologi italiani, si è infatti passati da una scuola di pensiero che diceva "attenzione la perforazione petrolifera provoca danni per l'ambiente ed è vero, soprattutto per quanto riguarda la perforazione marina, alla stessa che però ora si esprime con toni più catastrofisti dove si denuncia il concreto rischio di terremoti". "Noi ci siamo fatti parte attiva per cercare di dare delle risposte equilibrate, conferma Graziano, non abbracciamo tesi precostituite, nè da una parte nè dall'altra. Sulla frantumazione delle rocce per ottenere lo shale gas, in particolare c'è da dire che sicuramente le istanze ambientali sono condivisibili". Lo shale gas, infatti viene estratto immettendo nel sottosuolo a grande profondità acqua mista a sostanze chimiche ad altissima pressione, questo può provocare inquinamento delle falde acquifere che si trovassero al di sotto del giacimento ed una vera e propria 'sterilizzazione' del suolo circostante l'area dove avviene la perforazione, provocata dall'affioramento delle sostanze chimiche usate. "Il pericolo di inquinamento c'è, conclude Graziano, tanto che il Consiglio dei geologi spagnolo, con cui noi abbiamo avuto modo di confrontarci, sta promuovendo una campagna contro questa attività, proprio per il pericolo di inquinamento ambientale. Ma c'è anche rischio di una sismicità? Io faccio una semplice considerazione, per quanta energia si possa immettere per la frantumazione delle rocce, questa non potrà mai essere tale da raggiungere la stessa energia scatenata dal movimento di una faglia che mette in azione forze incomparabilmente superiori a qualsiasi attività condotta dall'uomo".

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