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Danni irreparabili in luoghi di valore storico causati dal passaggio di Dakar 2013

La gara si è svolta in Argentina, Cile e Perù
domenica 27 gennaio 2013

2' di lettura

Buenos Aires, 23 gen. - (Adnkronos/Dpa) - Organizzazioni ambientali di Argentina, Cile e Perù hanno chiesto ai governi di ogni paese di valutare i "danni irreparabili" in luoghi di valore storico, archeologico e paleontologico che ha potuto causare il passaggio del Rally Dakar 2013. La Fondazione per la Difesa dell'Ambiente (FUNAM), con sede nella provincia argentina di Cordoba, ha chiesto alle autorità nazionali di creare una commissione tecnica indipendente, per valutare i danni derivanti dalla competizione che è iniziata il 2 gennaio scorso e si è conclusa domenica. Alla richiesta si sono associate altre organizzazioni come Azione Ecologica e Fondazione Nostro Patrimonio del Cile, ed il Museo di Paleontologia Meyer Honninger del Perù, come ha spiegato in una nota il FUNAM. Gli ambientalisti hanno inoltre segnalato che ci sono "relazioni ufficiali ed accademiche che dimostrano i danni irreparabili del patrimonio archeologico e paleontologico" dei luoghi attraversati da auto, moto, quad e camion della Dakar, così come "l'inesistenza di valutazioni preventive per proteggere la biodiversità dalle zone interessate" dal Rally. Da parte sua, le organizzazioni cilene, vicine al FUNAM, hanno messo in risalto il fatto che hanno già avviato azioni giudiziarie verso funzionari di entrambi i paesi e nei confronti dell'Amaury Sport Organisation (ASO), la società che ha organizzato la competizione rallystica più importante del mondo. Secondo il comunicato, le autorità e la società organizzatrice europea "avrebbero violato le normative vigenti, non ascoltando le valutazioni tecniche che mettevano in guardia sui danni" all'ecosistema. Inoltre gli ambientalisti hanno anticipato che "se fosse necessario" ricorreranno alla Corte Interamericana dei Diritti umani (Corte IDH). "Gli organizzatori fanno i loro interessi, i corridori e gli spettatori ritornano alle proprie case, ma le comunità rimangono con i danni che nessuno ha valutato", ha detto Raùl Montenegro, presidente del FUNAM.

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