Londra, 25 gen. - (Adnkronos) - Sebbene non vicina ed abbastanza improbabile, l'eventuale uscita della Gran Bretagna dall'Unione potrebbe avere importanti ripercussioni sulle politiche ambientaliste europee. La Gran Bretagna infatti è stata da sempre tra i Paesi che più hanno sostenuto la necessità di una rigorosa attenzione alle problematiche derivanti dal cambiamento climatico. E sebbene recentemente Londra si sia fatta promotrice di iniziative tese ad allentare i vincoli sulla ricerca ed sulle perforazioni petrolifere nell'Artide, il Governo di Sua Maestà è tra quelli che hanno più spinto per varare misure tese alla riduzione delle emissioni di carbonio, allineandosi con gli Stati europei che hanno auspicato un incremento delle quote di emissione fino a 1,2 miliardi per sostenere il mercato delle energie alternative. In Gran Bretagna il Partito Indipendentista (UKIP), vicino agli 'euroscettici' che militano nel partito Conservatore del Premier David Cameron, ha avviato una raccolta di firme per presentare una petizione per la sospensione degli obiettivi di salvaguardia del clima e dei consumi energetici. La petizione, tra gli altri, si pone l'obiettivo di consentire un massiccio uso dei carburanti fossili. Ora se è improbabile che il partito riesca ad ottenere il milione di firme necessario per attivare il processo decisionale nella Ue, è tuttavia significativo il segnale anti-green che viene dato all'Europa. Secondo Graham Watson, democratico liberale al Parlamento europeo, le politiche ambientaliste non certamente il centro del progetto politico di Cameron, ma correrebbero il rischio di subire i 'danni collaterali' derivanti dall'uscita del Paese dalla Ue. "Quelli che spingono perché il regno Unito esca dall'Unione, ha aggiunto il parlamentare, sono gli stessi che vogliono puntare sui combustibili fossili piuttosto che investire sull'energia verde".