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Il costo dell'acqua cresce del 33% in 6 anni, 3,7 mld sprecati in dispersione

I dati emergono da un'indagine di Cittadinanzattiva
domenica 11 agosto 2013

3' di lettura

Roma, 7 ago. - (Adnkronos) - Cara acqua. Negli ultimi 6 anni il costo dell'acqua non ha fatto che aumentare: +33% di media e al 33% si attesta anche il valore relativo alla dispersione idrica, con un costo, derivante dall'acqua sprecata, pari a 3,7 miliardi di euro ogni anno, più del valore di una manovra finanziaria. Dal 2007 le tariffe sono raddoppiate o quasi a Viterbo (+92,7%), Carrara (+93,4%), Benevento (+100%), e più che raddoppiate a Lecco (+126%) e Reggio Calabria (+164,5%). In altre 35 città, gli incrementi hanno superato il 40%. E' quanto emerge dall'indagine annuale realizzata dall'Osservatorio Prezzi & Tariffe di Cittadinanzattiva. Aumenti importanti anche nell'ultimo anno: nel 2012 (sul 2011) i costi sono cresciuti su base nazionale in media del 6,9%, con oltre 80 città che hanno visto ritoccate all'insù le tariffe, in 16 casi con aumenti a due cifre. In generale, il caro bollette viaggia più spedito al Centro (+47,1% rispetto al 2007, +9% rispetto al 2011). Seguono le regioni del Nord (+32,1% rispetto al 2007, +5,2% rispetto al 2011) e il Sud (+23,8% rispetto al 2007, +8,5% rispetto al 2011). Nell'indagine annuale realizzata dall'Osservatorio Prezzi & Tariffe di Cittadinanzattiva, le contraddizioni del Servizio Idrico Integrato nel nostro Paese, con dati anche sulla dispersione idrica. L'indagine è stata realizzata in tutti i capoluoghi di provincia, relativamente all'anno 2012. L'attenzione si è focalizzata sul servizio idrico integrato per uso domestico: acquedotto, canone di fognatura, canone di depurazione, quota fissa (o ex nolo contatori). I dati sono riferiti ad una famiglia tipo di tre persone, con un consumo annuo di 192 metri cubi di acqua, e sono comprensivi di Iva al 10%. "E' evidente l'urgenza di omogeneizzare le tariffe sul territorio nazionale, prendendo in considerazione le eventuali specificità territoriali, ma realizzando un quadro unitario in tema di fasce di consumo e costi in bolletta: questo per superare le immotivate differenziazioni di costo che anche quest'anno restano così evidenti per le tasche dei cittadini", afferma Tina Napoli, responsabile politiche dei consumatori di Cittadinanzattiva. "E' inoltre importante - aggiunge - per la tutela delle fasce deboli, introdurre anche nel servizio idrico il bonus sociale o altre misure per sostenere le persone con reddito basso e le fasce svantaggiate della popolazione. Altrettanto intollerabile il fatto che le inefficienze e i ritardi del servizio idrico continuino ad essere pagate dai cittadini, senza nessun investimento nel miglioramento del servizio, come mostrano i dati sulla dispersione idrica, in ulteriore aumento negli ultimi anni". In un anno una famiglia sostiene in media una spesa di 310 euro per il servizio idrico integrato. Le Regioni centrali si contraddistinguono in media per le più elevate tariffe applicate al servizio idrico integrato. La Toscana, con ben 8 città tra le prime 10 più care, si conferma la Regione con le tariffe mediamente più alte (470 euro). Costi più elevati della media nazionale si riscontrano anche nelle Marche (403 euro), in Umbria (392 euro), in Emilia Romagna (388 euro) e in Puglia (366 euro). Elevate differenze esistono anche all'interno delle stesse Regioni. Ad esempio, in Calabria tra Reggio Calabria e Cosenza intercorre una differenza di ben 286 euro. Altri esempi di simile portata si riscontrano in Sicilia, Liguria, Veneto, Marche, Toscana, Friuli, Lombardia, Piemonte ed Emilia Romagna. In Italia, secondo Legambiente-Ecosistema Urbano 2012, in media il 33% dell'acqua immessa nelle tubature (per tutti gli usi) va persa, problema particolarmente accentuato al Sud (43%) e al Centro (33%), meglio il Nord che presenta percentuali di perdite al di sotto della media nazionale (26%). La manutenzione? Inesistente o quasi: rispetto al 2007, la dispersione idrica è addirittura aumentata in ben 56 città. L'Aquila (69%), Cosenza (68%), Campobasso (65%) Cagliari (63%) e Latina (62%) le città colabrodo, seguite da altre 9 in cui almeno la metà dell'acqua immessa va persa: Gorizia, Trieste, Avellino, Pescara, Potenza, Grosseto, Matera, Palermo e Siracusa.

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