Roma, 17 dic. - (Adnkronos) - Viaggiare in treno in Italia costa meno che in altri Paesi europei, rispetto ai quali il prezzo del biglietto nel nostro Paese è di circa la metà sui treni regionali. Ma la differenza più forte con Madrid, Lione o Berlino è nella qualità del servizio, e in questi anni a fronte di aumenti di biglietti e abbonamenti realizzati in quasi tutte le Regioni il servizio non è in alcun modo migliorato. Lo rileva il rapporto di Legambiente Pendolaria 2013, presentato oggi a Roma. Nel corso del 2013 l'aumento più consistente ha riguardato il Piemonte con un +19%, mentre aumenti meno consistenti si sono registrati in Friuli Venezia Giulia, Puglia ed Emilia-Romagna. In Liguria gli aumenti del 7% hanno toccato i soli treni extraregionali, comunque molto frequentati vista anche la geografia della Regione. Ma il costo dei biglietti nei recenti anni ha visto aumenti in Abruzzo del 20% come in Toscana (con tariffe scontate per i redditi bassi) nel Lazio del 15% ma con un servizio sempre peggiore, ed in Liguria del 10% per il biglietto semplice e del 5% per gli abbonamenti mentre è prevista un'ulteriore maggiorazione del 3% per il 2013. Aumenti che si vanno a sommare ulteriormente a quelli del 2011, avvenuti in Campania, Emilia-Romagna, Liguria, Piemonte, Veneto e in Lombardia dove le tariffe erano state incrementate del 23,4%. Considerando l'insieme delle Regioni l'aumento medio è stato superiore al 10%. Gli ultimi tre anni sono stati il periodo più nero della storia dei trasporti ferroviari locali e per la vita dei pendolari. Anche nel 2013 sono molte le Regioni che hanno deciso di tagliare i servizi (meno corse e meno treni) e di aumentare il costo di biglietti ed abbonamenti. Quest'anno i tagli ai servizi hanno visto esempi drammatici come in Sicilia, Regione con un servizio già fortemente deficitario, dove hanno raggiunto il 10% dei treni, e in Calabria con un taglio del 7% ed una situazione altrettanto difficile. Non vanno dimenticati i tagli dello scorso anno: del 15% in Puglia e del 10% in Abruzzo, Calabria, Campania e Liguria. Addirittura nel 2012 sono state chiuse 12 linee in tutto il Piemonte, ma anche in Abruzzo e in Molise i tagli hanno provocato chiusure importanti, arrivando a vedere definitivamente soppressi i treni della linea Pescara-Napoli. All'elenco va aggiunta anche la linea Avezzano-Roccasecca chiusa nel corso del 2013 (anche se non si sa ancora se a titolo definitivo o meno). Chiusa definitivamente nel 2013, sempre in Piemonte, la linea Vercelli-Casale Monferrato, mentre la Novara-Varallo ha ricevuto una drastica riduzione di corse che ne mina in modo significativo la reale utilità e la futura esistenza. Un fenomeno diffuso in tutta Italia che riguarda l'intero ultimo decennio. Oltre ai già citati casi di Piemonte, Abruzzo e Campania, vanno segnalate le chiusure di numerose tratte in Calabria e Puglia. Dal 2010 nel conto nazionale vanno dunque considerati i 740 chilometri in più di linee dove sfrecciano treni a 300 chilometri l'ora e gli oltre 1.100 km di rete ferroviaria "storica" chiusi negli ultimi 10 anni.