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Tempo di bilanci anche per l'ambiente, tre gli eventi simbolo del 2013

Buone e cattive notizie sulle quali il Wwf propone una riflessione su come avviare impegni concreti a partire dal nuovo anno
domenica 22 dicembre 2013

2' di lettura

Roma, 20 dic. - (Adnkronos) - Il 2014 è alle porte ed è tempo di bilanci anche per l'ambiente. Il Wwf, infatti, sceglie 3 immagini simbolo dei fatti principali accaduti nel 2013 che meritano di essere ricordati: la scoperta di nuove specie in Amazzonia, il triste record di novembre-mese più caldo nella storia e l'alluvione in Sardegna. Buone e cattive notizie sulle quali il Wwf propone una riflessione su come avviare impegni concreti a partire dal nuovo anno. La buona notizia dell'anno parla di biodiversità e proviene dal bacino forestale tra i più importanti del nostro pianeta, quello dell'Amazzonia: lo scorso autunno è stata annunciata la scoperta di oltre 440 nuove specie di animali e piante a conclusione di 4 anni di ricerca. Tra le specie scoperte una minuscola rana (Allobates amissibilis). Secondo il 'Rapporto Wwf della biodiversità' nel mondo e in Italia, mentre registriamo la presenza di oltre un milione e mezzo di specie animali e vegetali classificate dagli studiosi sul pianeta, l'attuale tasso di estinzione delle specie viventi giunge oggi ad un ritmo fino a 1.000 volte superiore a quello naturale. Per questo nel 2014 il Wwf concentrerà i propri sforzi per proteggere l'Amazzonia dalla deforestazione e assicurare uno sfruttamento sostenibile delle sue risorse. Il secondo evento-simbolo è novembre 2013 eletto il mese più caldo mai registrato, con temperature superiori di 0.78 gradi Celsius rispetto alla media globale del XX secolo. L'orso polare, ricorda il Wwf, è una delle specie simbolo colpite dagli effetti dei cambiamenti globali. Infine, c'è l'alluvione del 18 novembre in Sardegna che secondo il Wwf è la dimostrazione plastica di come in Italia si sottovalutino gli effetti sugli ecosistemi naturali provocati dal consumo del suolo e dalla cementificazione del territorio. Il tutto si accompagna alla mancanza di interventi urgenti e necessari per l'adattamento ai cambiamenti climatici (solo recentemente il ministero dell'ambiente ha posto la Strategia nazionale a consultazione). Quanto è accaduto in Sardegna non rappresenta certo l'eccezione, ma la regola: tutta l'Italia è costantemente a rischio. C'è bisogno di un radicale cambio di passo nella strategia complessiva, puntando su una gestione razionale del territorio, investimenti per una politica di prevenzione che punti a ridurre il dissesto idrogeologico e un serio piano di adattamento ai cambiamenti climatici e manutenzione del territorio per il quale il ministero dell'Ambiente ha calcolato che ci sarebbe bisogno di un investimento di almeno 1.6 miliardi euro/anno per 15 anni, mentre nel 2014-16 al momento sono stanziati solo 180 milioni di euro.

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