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Rischio 'ocean grabbing', un fenomeno che mette in ginocchio i piccoli pescatori

domenica 19 maggio 2013

2' di lettura

Genova, 14 mag. - (Adnkronos) - Al 'land grabbing', l'accaparramento di suolo di cui si parla ormai da tempo, ora si aggiunge un fenomeno simile che però riguarda la pesca: l'ocean grabbing, che sta privando le comunità di pescatori di piccola scala dei loro mezzi di sussistenza. E' l'eccesso di pesca, non determinato dalla mancanza di diritti di proprietà sui mari e sugli oceani, ma dalla cattiva gestione. "Alla base della privatizzazione del suolo e gli oceani c'è un grave problema di regole, che determina il continuo calpestamento di diritti e l'assoggettamento all'unica legge che conta: il profitto a breve termine", spiega Stefano Masini, direttore del settore Ambiente e territorio di Coldiretti. Tesi comprovata dalle parole di Miguel Cheuqueman Vargas, pescatore cileno della comunità mapuche intervenuto a Slow Fish, che nel sud del Paese conta circa 2 milioni di abitanti. La sua è una storia di diritti espropriati in nome di un modello economico neoliberista e i numeri che mostra al pubblico non possono che dargli ragione. "Il Governo cileno ha varato nel 2002 un piano secondo cui il 93% delle risorse ittiche è attribuito alla pesca industriale per la produzione di mangimi e il 7% alla pesca tradizionale per il consumo umano", dichiara. Alla comunità indigena mapuche non spetta alcunchè, e le sue rivendicazioni e azioni di protesta restano spesso inascoltate. L'unica soluzione sarebbe "la nascita di reti e alleanze tra le comunità indigene, i pescatori di piccola scala, i movimenti studenteschi e la società civile", aggiunge Cheuqueman Vargas. Il contrario della privatizzazione degli oceani con la quale invece "i piccoli pescatori perdono il fondamentale diritto al sostentamento economico e alimentare", aggiunge Seth Macinko dell'Università di Rhode Island. Dal Sudafrica, Carsten Pedersen della Ong Masifundise mostra come l'introduzione delle Itq (individual transferrable quotas) abbia già tagliato fuori dai giochi il 90% dei 30.000 pescatori artigianali. "Hanno avuto sui pescatori e sulle loro famiglie l'effetto di un devastante tsunami, escludendoli da subito dal processo di privatizzazione. Ma a queste tempeste dobbiamo prepararci tutti, unendoci alle proteste dei pescatori, perché ci riguardano molto più di quanto saremmo portati a pensare". Sugli Itq sono molto critici anche Marta Cavallè, spagnola della Fundaciòn Lonxanet e Harald Zacarias Hansen, che parlano di un "processo di privatizzazione silenzioso, che non smetterà di monopolizzare le risorse e generare disuguaglianze sociali".

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