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Italia in testa per procedimenti di infrazione ambientale, 31 aperti

Sono 135 sui 1775 a livello dei 27 Stati membri
domenica 12 maggio 2013

3' di lettura

Roma, 8 mag. - (Adnkronos) - Record di procedimenti di infrazione Ue a carico dell'Italia, ma ancora nessuna multa per il nostro Paese sul quale, però, pende la spada di Damocle di Malagrotta e della qualità dell'aria. Secondo i dati della Commissione Europea di marzo 2013, sono 135 i procedimenti di infrazione Ue per l'Italia sui 1775 a livello dei 27 Stati membri (la Spagna ne conta 99, Francia e Polonia 95, Germania a e Regno Unito 76). A livello europeo, su 1775 procedure, 299 riguardano l'ambiente (ovvero il 17% del totale), e anche in questo l'Italia resta in testa per numero di procedimenti aperti su tematiche ambientali: 33 sulle 135 complessive, di cui due procedure chiuse nel frattempo. Si va dalla non corretta attuazione della direttiva relativa sul rumore ambientale al non corretto recepimento della direttiva relativa a valutazione e gestione dei rischi di alluvioni; dalla non corretta trasposizione della direttiva sulla gestione della qualità delle acque balneabili, alla cattiva applicazione di quella sul trattamento delle acque reflue urbane. Ma è lungo l'iter che va dalla messa in mora alla Corte di giustizia e alla sentenza definitiva (circa 54 mesi) e a quest'ultimo step l'Italia non è ancora giunta e quindi non paga ancora alcuna multa. Se è vero che non paghiamo ancora le sanzioni, "siamo però a rischio multa per Malagrotta e per la qualità dell'aria, perché su questi due temi la Commisione non fa sconti - spiega all'Adnkronos Mauro Albrizio, direttore dell'ufficio europeo di Legambiente - Quello dei rifiuti è infatti un tema caldo, considerato la grande emergenza: la Commisione ha infatti calcolato che la piena attuazione, a livello Ue, della normativa di settore consentirebbe di far risparmiare all'Unione 72 miliardi di euro l'anno, incrementare di 42 miliardi il fatturato di settore e creare 400mila posti di lavoro entro il 2020". Nessuna multa da pagare direttamente per l'Italia, che però è già incappata in 'misure preventive' che la Commissione Ue ha messo a punto con il caso dei rifiuti di Napoli e con l'inquinamento di nitrati, nel tentativo di risolvere velocemente la situazione: il blocco dei fondi strutturali per le Regioni del Mezzogiorno e di quelli agricoli. "Obiettivo della commissione non è la multa ma la soluzione del problema - aggiunge Albrizio - e vista la lunghezza dei tempi burocratici, si preferisce un approccio personalizzato, anche utilizzando mezzi non previsti, ma neanche vietati ,come il blocco dei fondi. Nel caso dei rifiuti di Napoli, non si è arrivati alla sentenza, che è stata applicata in maniera indiretta con il blocco, deciso dalla Commissione, di circa 140 milioni di euro che spettavano alla Regione campania. In questo modo, la Commissione ha indirettamente comminato la multa accelerando i tempi e passando da 54 a 19 mesi". Per l'inquinamento da nitrati, la Commissione ha imposto all'Italia di risolvere la questione senza avviare la procedura d'infrazione, altrimenti avrebbe bloccato i fondi agricoli. "Con il risultato di chiudere la partita in appena due mesi e mezzo". La situazione italiana, però, "non va letta solo nelle cifre - continua Albrizio - i dati parlano di un Paese alla deriva che non è in grado di gestire l'attuazione della normativa comunitaria, e che si trova in grave ritardo nell'attuazione delle politiche concordate a Bruxelles. Tant'è che nel settimo programma di azione in campo ambientale in via di discussione e che dovrebbe essere adottato entro fine giugno è prevista la realizzazione di contratti di partenariato per avviare un approccio personalizzato ai problemi dei singoli Paesi e risolverli".

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