Roma, 19 apr. (Adnkronos) - La crisi pesa sulle aspettative delle famiglie e dei lavoratori. Da una parte è a rischio il tenore di vita, dall'altra la principale fonte di reddito. Sono due facce della stessa medaglia, con la carenza di lavoro che va a incidere, ovviamente, sulla capacità di spesa. I dati sono di Confcommercio e Censis e fotografano una situazione di profonda inquietudine: oltre 11 milioni di famiglie temono di non riuscire a mantenere l'attuale tenore di vita, mentre per 14 milioni e mezzo di nuclei risparmiare è diventato molto più difficile tanto da mettere in dubbio la possibilità di migliorare o di mantenere l'attuale tenore di vita. Così come il 25% degli italiani ha paura di perdere il lavoro. Dal documento emerge che più di 13 milioni di famiglie avrebbero qualche difficoltà economica ad affrontare in questo momento spese improvvise piuttosto consistenti. Mentre circa il 28% dei nuclei, una famiglia su quattro, mostra difficoltà a rispettare le scadenze di pagamento, incluse tasse e bollette. Questa preoccupazione diffusa nasce soprattutto dalle difficoltà che attraversa il mercato del lavoro, che è sostanzialmente fermo. Il 25% della popolazione teme di poter perdere il proprio lavoro nei prossimi sei/sette mesi, mentre per il 27% vi potrebbe essere una riduzione dello stipendio per il prolungarsi della recessione. In questo contesto cambiano radicalmente le abitudini degli italiani. E, spiegano sempre Confcommercio e Censis, il modello delle tre R, ovvero 'rinuncia-rinvia-risparmia', dopo essere divenuto evidente nel 2012, prosegue nel 2013. Per i primi sei mesi dell'anno, le famiglie che prevedono di effettuare una spesa consistente - per voci come la ristrutturazione della casa, a cui rinuncia il 72,5% del campione, l'acquisto di un elettrodomestico (-68,4%), o di un mezzo di locomozione (-78,9%9 - risultano ai minimi rispetto a quanto rilevato nei quattro anni precedenti. Cresce, al contrario, la percentuale di famiglie che per il momento rinvia questo tipo di spese. Rispetto ai dati di un anno fa, marzo 2012, aumenta dall'11 al 17% la percentuale di famiglie che dichiara di non essere riuscita a coprire totalmente con le proprie entrate mensili le spese correnti, che ricorre, così, sempre più frequentemente ad utilizzare i risparmi in banca (44%), a piccoli prestiti ad amici o conoscenti (27%) e, non ultimo, a rinviare i pagamenti procrastinabili (32% contro il 13% registrato un anno fa). "Per uscire da questa situazione drammatica occorre fare l'opposto di quanto finora fatto, ossia non aumentare l'Iva, rivalutare all'inflazione reale stipendi e pensioni, ridurre le spese obbligate delle famiglie per banche, assicurazioni, telefono, luce, gas, benzina, rifiuti, acqua", commenta il Codacons. E i dati di Confcommercio e Censis, secondo l'associazione dei consumatori, sono perfino sottostimati. "Nonostante si tratti di una fotografia comunque drammatica ed impietosa, la situazione è anche peggiore. Ad avere difficoltà a risparmiare, come confermano i dati di Bankitalia, sono ormai due terzi delle famiglie italiane ed è al 65% la quota di quelli che valutano il proprio reddito inferiore a quanto necessario". Per tentare di andare in pari tra reddito disponibile e spese per consumi, le famiglie "sono costrette da alcuni anni a rinunciare alle ferie (secondo i dati diffusi il 46,6% degli italiani non può permettersi una settimana di ferie) e a ridurre, persino, i consumi alimentari, scesi come alla fine degli anni '70, ossia 34 anni fa". Ecco perché, conclude il Codacons, è fuorviante il dato reso noto oggi, sempre che sia attendibile, secondo il quale il 71% delle famiglie va in pari tra reddito disponibile e consumi".