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Su 13 delfinari europei solo in 4 cartelli informativi sulle specie di cetacei

Lav e Marevivo: "Non ottemperano alle disposizioni della direttiva Zoo 1999/22/Ce relativa alla custodia degli animali selvatici nei giardini zoologici"
domenica 10 novembre 2013

3' di lettura

Roma, 5 nov. - (Adnkronos) - I delfinari europei mostrano scarso impegno nelle attività di divulgazione al pubblico e poca informazione. Su 13 delfinari solo 4 disponevano di cartelli informativi sulle specie di cetacei esposte. E ancora: su 18 spettacoli analizzati presso 17 delfinari di 10 Stati membri dell'Ue, solo il 12% in media ha fornito informazioni sulla biologia e sul comportamento dei cetacei esibiti, mentre 2 spettacoli non hanno fornito alcuna informazione del genere. A tracciare il quadro è un rapporto sui delfinari dell'Unione Europea, elaborato dalla Whale and Dolphin Conservation in collaborazione con Born Free Foundation, Endcap, Lav e Marevivo. In Europa attualmente si sono 34 delfinari, con 305 cetacei, fra piccole balene, delfini e focene; in tutto sono 15 gli Stati Membri che ancora tengono cetacei in cattività. In particolare, secondo il rapporto, i delfinari dell'Ue, inclusi quelli nazionali, non ottemperano alle disposizioni della direttiva Zoo 1999/22/Ce relativa alla custodia degli animali selvatici nei giardini zoologici. In particolare, gli Stati Membri, tra i quali l'Italia, vengono meno al loro obbligo di: assicurare che gli zoo partecipino ad attività di conservazione delle specie; promuovere l´educazione e la sensibilizzazione del pubblico; offrire agli animali ambienti in grado di soddisfare le loro esigenze biologiche e di conservazione, (gli arricchimenti ambientali specie-specifico sono un requisito-chiave della Direttiva 1999/22/Ce, eppure largamente disatteso). Tutti i delfinari esaminati, inclusi quelli italiani (delfinario di Rimini, Oltremare di Riccione, Zoomarine Roma, Fasanolandia, Gardaland), secondo il rapporto danno uno scarso contributo alla conservazione della diversità biologica. Decessi prematuri e basso successo riproduttivo hanno reso insostenibile la conservazione ex situ della popolazione di delfini tursiopi (i Tursiops truncatus sono la specie normalmente utilizzata nei delfinari per la sua intelligenza) e nessuno degli attuali delfinari dell'Ue ha effettuato reinserimenti nell'ambiente naturale. "Sollecitiamo il ministro dell'Ambiente al pieno rispetto della direttiva 1999/22/Ce, seppure tardivo, e la Commissione Ue a mettere in atto ogni intervento per garantire il rigoroso rispetto di tale normativa: ogni giorno vengono traditi gli importanti obblighi di conservazione di queste specie, di informazione e sensibilizzazione del pubblico" affermano Lav e Marevivo. Le attività dei quattro delfinari italiani, aggiungono le due associazioni, "sono oggetto di due interrogazioni al ministro, presentate alla Camera da Michela Vittoria Brambilla (Pdl) e al Senato da Loredana De Petris (Sel), che attendono una decisione urgente". Tutti i delfinari Ue, eccetto uno (la Bulgaria, dove i delfinari ricadono nel campo di applicazione delle norme in materia di circhi e rappresentazioni teatrali), dovrebbero essere muniti di licenza e regolamentati come "giardino zoologico" (in base alla definizione riportata nella Direttiva 1999/22/CE) e sono quindi tenuti a partecipare ad attività di conservazione, ricerca e divulgazione al pubblico che possono generare benefici per la conservazione della specie. In Italia solo due strutture su cinque sono munite di licenza. Cinque Stati Membri (Belgio, Finlandia, Italia, Polonia e Regno Unito) hanno previsto requisiti specifici per il mantenimento in cattività dei cetacei. Tre Stati Membri (Croazia, Cipro e Slovenia) vietano il mantenimento di cetacei in cattività a fini commerciali. La maggior parte dei delfinari analizzati, dunque, mostra scarso impegno nelle attività di divulgazione al pubblico. Ad esempio, su 18 spettacoli, 17 non hanno informato il pubblico sulle zone di distribuzione in natura delle specie custodite, mentre 8 non hanno precisato che i delfini sono mammiferi e nessuno dei 18 spettacoli ha fatto riferimento allo stato di conservazione delle specie. Fra i 34 delfinari considerati nel presente Rapporto, soltanto 14 promuovono attivamente, sui loro siti internet, la loro partecipazione a ricerche sui cetacei. Il rapporto inoltre conferma che i tassi di sopravvivenza dei cetacei tenuti in cattività sono inferiori a quelli che si riscontrano in natura e sono state espresse preoccupazioni sia per la mortalità dei piccoli sia per il numero di delfini maschi disponibili per la riproduzione in cattività.

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