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Sempre più ciclisti vittime di incidenti stradali, 289 i morti nel 2012

#salvaiciclisti: "E' arrivata la strage annunciata"
domenica 10 novembre 2013

3' di lettura

Roma, 6 nov. (Adnkronos) - Sempre più ciclisti vittime di incidenti. "Rispetto al 2011, aumentano del 2,5% i conducenti di biciclette vittime di incidenti stradali e del 2,7 % i feriti", sottolinea il rapporto Aci-Istat presentato oggi a Roma. "Va rilevato -si legge- che la proporzione di donne decedute alla guida di una bicicletta, sul totale delle conducenti morte in incidenti stradali, è più elevata rispetto alla stessa percentuale calcolata per gli uomini (10,4% e 19,3 % rispettivamente per gli uomini e per le donne)". "La proporzione dei conducenti di biciclette vittime di incidenti stradali, sul totale dei conducenti deceduti - rileva il rapporto - risulta più elevata di quella registrata per i ciclomotori". "Tra le voci delle categorie di veicoli - informa il rapporto - sono stati distinti anche i quadricicli, i conducenti morti alla guida di questa categoria di veicolo sono otto e rappresentano circa lo 0,3% del totale dei conducenti deceduti". Tra le categorie di veicoli a due ruote, il rapporto Aci-Istat distingue tra biciclette, motocicli e quadricicli. Secondo il rapporto sono decedute in bicicletta 289 persone (237 maschi, 52 femmine) mentre risultano ferite 16.611 persone (11.341 maschi, 5.270 femmine). Sono deceduti su motocicli - si legge nel rapporto - 787 persone (767 maschi e 20 femmine), mentre sono rimasti feriti 42.200 ciclisti (37.149 maschi, 5.051 femmine)". I decessi, conclude il rapporto, a seguito di incidente alla guida di quadricicli sono stati 8, sette dei quali maschi, mentre sono stati 459 i feriti (292 maschi, 167 femmine)". "Si è verificato ciò che prevedevamo: una strage, annunciata, di ciclisti". È quanto si legge in una nota del movimento #salvaiciclisti. "I dati sulla mortalità stradale, resi noti oggi dall'Aci e dall'Istat, mostrano impietosamente la cruda realtà: il +2,5% di ciclisti morti in strada, in presenza di una generale diminuzione dell'incidentalità e della mortalità che ne consegue, mostra l'effetto dell'inerzia di tutte le istituzioni, nessuna esclusa, nella gestione di un evento epocale per l'Italia, ovvero l'avvio della demotorizzazione e la ripresa della circolazione ciclistica. Aumentano i ciclisti, le condizioni della circolazione stradale sono invariate: risultato -ribadisce il movimento-, aumentano i morti in bici. E tutti, al 100%, uccisi da chi usa le automobili". L'aumento costante di ciclisti quotidiani, che oggi ammontano a circa 5 milioni, "rende ancora più amaro il dato reso noto oggi. Dal 28 aprile 2012, in cui 50.000 ciclisti ai Fori Imperiali chiesero -in totale autonomia da associazioni o organizzazioni: una manifestazione organizzata dal basso- più sicurezza sulle strade italiane. Ebbene, da allora niente è cambiato e tutto è semmai peggiorato -si legge ancora-: all'attivismo quasi emergenziale dimostrato da una quota sempre crescente di cittadini, abbandonati da decenni da istituzioni e organizzazioni di settore, ha corrisposto la tradizionale inerzia istituzionale italiana". "Non siamo disposti a fare da vittime sacrificali sull'altare ormai obsoleto di una motorizzazione di massa che fu civiltà solo nel dopoguerra, e che dagli anni '70 a oggi è la principale responsabile di un disastro urbano e sociale che ormai è sotto gli occhi di tutti. Ripetiamo per l'ennesima volta che l'assenza di misure rapide per domare un traffico assassino significa esserne complice. Ogni tipo di istituzione deve attivarsi immediatamente per un rovesciamento della situazione. In questo senso stimoliamo il potere legislativo ad approvare immediatamente -conclude la nota- le proposte recentemente avanzate dall'Anci per una modifica radicale del codice della strada, a partire dal limite massimo in città di 30 km/h, che non deve essere disgiunto dalle altre misure, positive, individuate dall'associazione dei comuni italiani".

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