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La raccolta differenziata va bene al Nord d'Italia, gravi ritardi al Sud

Secondo l'indagine Rur-Censis "Per le TeknoCittà"
domenica 16 dicembre 2012

2' di lettura

Roma, 13 dic. - (Adnkronos) - Sul tema della raccolta dei rifiuti urbani, il 90% degli intervistati per l'indagine Rur-Censis "Per le TeknoCittà" presentata oggi a Roma dichiara di operare una qualche forma di raccolta differenziata. In circa la metà dei casi (51,1%) si tratta del sistema più semplice, quello con i cassonetti presenti in strada, mentre le varie forme di 'porta a porta' rappresentano il 46% dei casi. E' il Nord a guidare la classifica delle aree virtuose, con percentuali di raccolta 'porta a porta' superiori al 60%. Di contro, secondo l'indagine, il ritardo del Mezzogiorno appare gravissimo: ben il 30% degli intervistati delle città del Sud dichiara che non esiste, nel loro contesto di residenza, un servizio di raccolta differenziata. Chi ha problemi ad effettuare la raccolta differenziata, attribuisce le proprie difficoltà all'eccessivo impegno richiesto (50%) e allo scetticismo sull'utilità (20%). Più dei due terzi degli intervistati (67,5%) afferma però di aver ricevuto adeguate informazioni e di essere a conoscenza delle regole di base della raccolta differenziata; un altro 20% pur essendo informato non ha le idee chiare e infine il 12,5% si dichiara del tutto disinformato. Incrociando il dato con la dimensione del comune di residenza degli intervistati si nota il divario informativo tra piccoli centri e grandi città: in queste ultime, i ben informati sono poco più della metà (54,5%), un altro quarto dichiara di aver avuto una informazione inadeguata e ben il 20% si considera sostanzialmente disinformato (nei centri tra i 10 e i 50 mila abitanti questa quota è pari ad appena il 5%). Che esista un problema di informazione lo dimostra anche la questione dello smaltimento dei rifiuti tecnologici: il 20% degli intervistati dichiara di buttarli nell'indifferenziata, comportamento particolarmente diffuso nelle fasce di popolazione con basso titolo di studio, dove raggiunge il 30% contro percentuali inferiori al 10% tra i laureati.

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