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In Italia 6 anni per ottenere un'Aia per impiegare i Css nei processi industriali

A tracciare un quadro all'Adnkronos delle difficoltà del settore a sfruttare le potenzialità energetiche dei rifiuti che finiscono in discarica è Daniele Gizzi, responsabile Ambiente di Aitec- Confindustria
domenica 16 dicembre 2012

2' di lettura

Roma, 14 dic. - (Adnkronos) - In Italia ci vogliono 6 anni per ottenere un'autorizzazione integrata ambientale per utilizzare nei cementifici ma anche nelle centrali elettriche i Combustibili solidi secondari, ottenuti dai rifiuti urbani (Ru). Una tempistica complessa se si paragona ai 6 mesi della Germania e della Danimarca e ai 18 mesi della Francia. A tracciare un quadro all'Adnkronos delle difficoltà del settore a sfruttare le potenzialità energetiche dei rifiuti che finiscono in discarica è Daniele Gizzi, responsabile Ambiente di Aitec- Confindustria (Associazione italiana tecnico economica cemento). Ed è proprio sulla tempistica delle autorizzazioni che il ministero dell'Ambiente ha predisposto un decreto che “cerca di snellire procedure al di sotto delle 100 tonnellate al giorno per ogni cementeria”. Si tratta di “un limite imposto a livello europeo”. Ma c'è anche un altro decreto, spiega Gizzi, “che applica un principio europeo secondo cui i Css con particolari caratteristiche energetiche e ambientali possono cessare la qualifica di rifiuto e diventare combustibili tradizionali”. Ma nonostante l'enorme potenzialità del settore “in Italia siamo fermi”.Eppure se questi combustibili alternativi ottenuti dai Rifiuti urbani fossero utilizzati nella produzione industriale, in particolare nei cementifici, “il materiale sarebbe tracciato” anche perché “tutti i materiali che entrano in cementeria vengono controllati. L'industria non si può permettere un blocco dell'impianto perché è stato introdotto materiale non idoneo”. Le cementerie di tutta Europa, aggiunge il responsabile Ambiente dell'Aitec, “utilizzano rifiuti trattati non le ecoballe del territorio campano altrimenti non solo si rovina il prodotto ma anche il processo”. Il problema è che “in Italia c'è un interesse a continuare a sfruttare le discariche e anche l'Europa, che sfrutta i nostri rifiuti, ha interesse affinché si continui con questa gestione”. Secondo Gizzi, dunque, è arrivato il momento di smontare la tesi di chi sostiene che è possibile fare a meno delle discariche solo con una buona raccolta differenziata. La Danimarca “è arrivata a zero discariche grazie alla combinazione della raccolta differenziata con il recupero energetico”. In Italia, invece, si continua a buttare risorse da un punto di vista energetico. “La ricerca condotta in collaborazione con Nomismaenergia stima in 11 miliardi di euro lo spreco del potenziale energetico dei rifiuti in 10 anni”, fino al 2009. Con l'attivazione dei Css, invece, “si stima un risparmio di 210 euro a tonnellata sull'intera filiera dei Rifiuti urbani. Un risparmio che verrebbe ripartito tra Pubblica amministrazione, produttori e utilizzatori”.

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