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A Doha per fare il punto sul clima. Clini: "Carico sulle spalle dell'Ue"

'Speriamo di raggiungere accordo entro il 2015'
domenica 9 dicembre 2012

2' di lettura

Doha, 7 dic. - (Adnkronos) - Non si è ancora raggiunto un accordo su scadenze e obiettivi di lotta al cambiamento climatico per il secondo periodo di impegno del Protocollo di Kyoto, che scade il 31 dicembre e alla fine il carico responsabilità rimane solo sulle spalle dell'Europa. Così il ministro dell'Ambiente, Corrado Clini, riferisce all'Adnkronos lo stato dei lavori dei negoziati in corso a Doha che si dovrebbero chiudere domani, slittando di un giorno. Il protocollo di Kyoto, spiega il ministro, "è entrato in vigore quando è stato sottoscritto da un gruppo di paesi industrializzati che rappresentavano almeno il 50% delle emissioni globali. Nel 2006, dunque, il protocollo è entrato in vigore perchè ha aderito la Russia". Ora il nuovo protocollo di Kyoto, fase due, "che lanciamo a Doha, al momento raccoglie meno del 20% delle emissioni globali e dunque è assolutamente marginale della rappresentazione di tutte le emissioni. E questo avviene perché le altre economie come Russia, Canada, Giappone e Stati Uniti non ne fanno parte". Secondo il ministro “abbiamo bisogno di coraggio” e da questo punto di vista “Doha è stato un momento di passaggio per cercare di mettere a punto un percorso per arrivare a questo accordo globale. Speriamo di farcela entro il 2015”. Purtroppo, però, Clini sottolinea che non ci sono stati segnali incoraggianti da Stati Uniti, Canada, Russia e Giappone. Altri paesi, invece, come “Cina, Brasile, Messico e India dicono che stanno facendo e che noi dobbiamo fare di più”. Insomma, “alla fine il carico rimane solo sulle spalle dell'Europa che andrà avanti con la fase due del protocollo di Kyoto. Insieme con l'Europa rimangono soltanto Svizzera, Norvegia e Australia”. Questo vuol dire che “nei prossimi 2- 3 anni avremo un regime globale poco globale, perché sostanzialmente è un protocollo di Kyoto che riguarderà soltanto l'Unione Europea e gli impegni europei. La nostra speranza è che andando avanti anche da soli riusciremo a favorire un maggiore impegno degli altri paesi”. Il futuro resta un'incognita e “al momento non abbiamo strumenti per dire se l'operazione riuscirà”. In questo contesto deve però essere chiaro che “la soluzione che noi troviamo è precaria ed è sostanzialmente condizionata dalla possibilità che nell'arco dei prossimi 2-3 anni ci sia la partecipazione di altri paesi”. “Se gli altri paesi non daranno segnali - aggiunge Clini - l'impegno europeo dovrà essere riconsiderato”. Le emissioni dell'Unione europea “sono oggi il 14% di quelle globali. Se vogliamo proteggere il clima e ridurre le emissioni del 50% abbiamo bisogno di Cina, Stati Uniti, Canada, Russia, Giappone e delle altre economie”. Per questo “continuare a mettere sotto pressione l'Europa, quando è l'unico paese che fa qualcosa, è uno degli aspetti paradossali di tutta questa vicenda”. Secondo il ministro, dunque, “quelli che veramente sono interessati alla protezione del clima dovrebbero cominciare a fare pressione sugli altri paesi, ad avviare iniziative globali efficaci per mettere in evidenza i loro ritardi e disimpegni”.

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