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Sanremo 2026, Carlo Conti da dieci e lode: come zittisce le femministe

di Fabrizio Biasin venerdì 27 febbraio 2026

3' di lettura

A un bel punto a Sanremo esplode l’agghiacciante questione femminista, che nell’attuale nulla festivaliero è meglio di niente, ma è anche vero che per sviluppare qualunque genere di casino, oltre al coraggio, ci vuole un minimo appiglio. E qui francamente non c’era manco per sbaglio. Il trambusto divampa nell’imperdibile conferenza stampa organizzata ogni santo giorno sul roof dell’Ariston, laddove tutti possono dire la loro e un certo tipo di battaglie personali emergono in totale libertà. Succede quindi che la collega giornalista vada al microfono e così, all’improvviso, de botto, decida di sottoporre al direttore artistico Carlo Conti la spinosa e sentitissima questione: «Vorrei sottolineare la scarsa presenza femminile tra le cantanti in gara: le donne sono solo un terzo».

Quindi l’elenco di alcune tra le papabili, epperò vigliaccamente escluse: «Emma Nolde si è proposta, ma tu hai rifiutato. E poi ci sono altri nomi: La Nina, Anna Castiglia. Possibile che sia sempre un caso? Come mai hai costantemente preferito gli uomini alle donne?». Conti diventa rosso (lo diciamo sulla fiducia) e replica in serenità: «Dei nomi che hai fatto, solo Emma ha presentato una canzone. Del resto, credimi, per me è come andare da un fioraio e vedere cosa c’è in vetrina. Ho sottolineato più volte alle case discografiche che c’era poca presenza femminile, posso fare anche degli errori però dipende dall’offerta...».

La collega insiste: «Quindi la risposta al “perché hai preferito uomini alle donne” è che è stato un errore?». Conti nega: «No! Speravo che tante donne presentassero canzoni.Ogni anno hai una produzione diversa: se però non ci sono le canzoni... non le posso scegliere». Lo scambio si fa grottesco e raggiunge il climax. Lei: «Ah, quindi è un caso che le donne siano sempre meno rappresentate?». Lui: «Io mi assumo la responsabilità delle scelte che ho fatto nelle mie edizioni in base alle canzoni presentate». Lei: «Ci sono molte donne che stanno avendo successo: potevano avere un posto sul palco e non ci sono». Lui, stremato: «Io scelgo le canzoni». Lei, definitiva: «Hai preferito le canzoni degli uomini!».

Ora, va bene tutto, ma realmente si può pensare che il direttore artistico del Festival di Sanremo scelga in base al sesso dei cantanti e non per la bontà della loro musica? Secondo questo presupposto il duo Maria Antonietta e Colombre in che reparto va inserito? Donnuomo? E Fedez-Masini si devono conteggiare come “doppio uomo” o “fedezemasini” maschio unico? Suvvia. Ma, signori, non finisce affatto qui. La conferenza femminista tratta anche il caso-Lollobrigida che non è affatto un caso ma vabbè, lo è stato per qualche attimo. Altra domanda in sala stampa: «Ieri sera hai chiamato la Lollobrigida “mamma d’oro”».

Conti: «E quindi?». «E quindi non è corretto, altrimenti Ramazzotti lo devi chiamare “papà d’oro”». Ora, posto che il buon Eros non ha vinto nemmeno un bronzo nel curling, ma veramente si può creare un casino su una mamma che vince una medaglia e per prima cosa prende in braccio suo figlio e celebra ’sto godimento massimo insieme a lui? Conti: «È una mamma... ha vinto l’oro... ha preso in braccio suo figlio... ho detto mamma d’oro. Sono stato cresciuto solo da mia madre: figuriamoci se non ho rispetto per le donne. Davvero, non pensavo che fosse un problema».

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E infatti non lo è. Sapete chi l’ha detto? La diretta interessata. Così Lollobrigida: «Avrebbe potuto dire anche “mamma bis d’oro”. A me ha fatto piacere, sono la prima che si definisce mamma atleta. Se credo che avrebbe fatto lo stesso con un atleta uomo? Credo siano cose diverse. È chiaro che un padre non possa fare la madre. La mia Federazione è stata la prima che ha messo su un progetto, il “progetto mamma”. Se vuoi, allora, facciamo anche il “progetto papà”, ma sono due cose diverse». Con buona pace di chi, ogni santa volta, ha bisogno di creare polemiche sul nulla. Le “Bambole di pezza”, il giorno prima, al giornalista che aveva detto loro che «dietro un grande uomo c’è sempre una grande donna» e che «in casa comandano le donne», avevano risposto: «Noi non vogliamo avere potere in casa, ma fuori. La parità di stipendio non c’è. Qui si parla di un problema sistemico, come razzismo e omofobia».

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