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Oscar, Gwyneth Paltrow e la... farfallina: come si presenta sul red carpet

lunedì 16 marzo 2026

3' di lettura

L'altra serata degli Oscar: la notte degli Academy Awards ha visto trionfare Una battaglia dopo l'altra del regista-mito Paul Thomas Anderson, pellicola molto "anti-trumpiana" come impostazione e come tema affrontato (la lotta per liberare immigrati clandestini) che fa il pieno di statuette (sei: premiata per Film, Regia, Montaggio, Sceneggiatura non originale, attore non protagonista Sean Penn, Casting). 

Esce ridimensionato dalla serata Sinners - I peccatori, che con 16 nomination aveva superato ogni record e si ferma a quota quattro: sceneggiatura originale, fotografia, colonna sonora e attore protagonista. Come sempre, al di là dei bilanci, gli Oscar regalano sempre momenti cult. 

La gioia di Anderson - A 55 anni, al suo decimo film, Paul Thomas Anderson conquista la sua personale rivincita con l'Academy e con Hollywood, dopo essere stato candidato tre volte. Circondato dall'intero cast che lo ringrazia ("Ora prendiamoci un Martini"), ricorda i film candidati nel 1975: Qualcuno volò sul nido del cuculo, vincitore di quell'anno, Lo squalo, Quel pomeriggio di un giorno da cani, Barry Lyndon, Nashville e Shampoo.  Praticamente un bignami della storia del cinema. La dedica è per l'amico e collaboratore Adam Somner, scomparso nel 2024: "Ora si trova in un bar enorme lassù in cielo. Si sta gustando un gin tonic ed è felicissimo". Una battaglia dopo l'altra è un film concepito prima del ritorno di Trump alla presidenza e racconta le avventure di un gruppo di rivoluzionari, i French 75, che organizzano azioni di guerriglia per liberare immigrati clandestini detenuti in campi di prigionia. "Non sono un politico, sono un cineasta", ribadisce Anderson. "Dovrebbe essere solo un film d'azione su un uomo che cerca di riavere sua figlia. Ma quello che vedo ogni giorno mi pesa sul cuore per il mondo".

Orgoglio black (e hamburger) - Michael B. Jordan trionfa come miglior attore nei panni dei gemelli Smoke e Stack Moore di Sinners. Lo dedica ai suoi genitori, al padre arrivato dal Ghana per la cerimonia, ricorda chi lo ha preceduto: Sidney Poitier, Denzel Washington, Jamie Foxx, Forest Whitaker e Will Smith (ancora sotto embargo dopo lo schiaffo a Chris Rock alla cerimonia del 2022). "Sono qui grazie a coloro che mi hanno preceduto. Lo sento, so che volete che io abbia successo, e io voglio farlo perché avete creduto in me". Dopo la premiazione al Dolby Theatre di Los Angeles, l'attore si è recato con il suo entourage da In-N-Out Burger, nota catena di fast food, con la statuetta in mano: dietro di lui, l'incredulità dello staff della panineria e un gruppo di fan in delirio. 

Un iraniano sul red carpet - In una notte degli Oscar con poca politica in cui è stato per lo più ignorato il conflitto in Medio Oriente, si è fatta notare la semplice presenza sul red carpet di Jafar Panahi, il regista iraniano oppositore del regime. Panahi, candidato per il miglior film internazionale con Un semplice incidente, indossava un completo all black e ha postato sui social un video mentre guarda con stupore l'abito sgargiante dell'imprenditore trumpiano Kevin O' Leary.

La battuta su Epstein - "Per la prima volta dal 2012 non ci sono attori britannici nominati come Miglior attore o Miglior attrice. 'Sì, ha detto il portavoce britannico, ma almeno noi arrestiamo i nostri pedofili''. Il conduttore Conan O'Brien regala una delle frecciate più taglienti della serata, che evoca l'ex principe Andrea e l'ex ambasciatore Peter Mandelson, entrambi coinvolti nell'inchiesta sul finanziere morto in carcere nel 2019. O' Brien punta il dito anche sugli Stati Uniti: nonostante i documenti citino decine di persone legate a Epstein, nessuno è stato indagato dal Dipartimento di Giustizia. 

La farfallina della Paltrow - Il premio per il look più ardito degli Academy Awards va a... Gwyneth Paltrow. La diva britannica, splendida a 53 anni, si è presentata sul red carpet con vestito sgambatissimo. Sotto lo spacco, niente (o quasi).

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