Francesco Mandelli è un nome ben conosciuto dai fans de I soliti idioti e un volto molto ricordato dagli esegeti dei cinepanettoni (per molti anni ha fatto capolino nei film natalizi sempre in parti di imbranato dalla faccia smunta). Oraci vuol provare dietro la macchina da presa. La Medusa gli ha dato fiducia e lui cerca di ricambiarla con una commedia molto italiana sulle generazioni (più che perdute, sparpagliatesi) a cavallo del secolo. Cena di classe appartiene al filone sui giovani che si ritrovano da ex giovani che permise anni fa a Verdone di darci il suo film migliore (Compagni di scuola) e a Genovese, con Immaturi, di mettersi in prima fila tra gli autori di commedie.
I convitati della cena di classe del titolo sono una decina di ex studenti (sette maschi e tre femmine) che una quindicina d'anni prima prese (nessuno con voti memorabili) la licenza liceale. Ora si ritrovano tre lustri dopo e l'occasione è purtroppo una delle solite, la morte di uno di loro. L’intellettuale del gruppo (quello che aveva ambizioni di regista) se n’è andato. Ha lasciato un filmato dove saluta tutti e augura ogni bene. Ma anche dal video postumo si deduce la scarsa convinzione. La buonanima sapeva che erano tutti dei bamba e non avrebbero combinato un granché.
Giusta previsione. Nessuno s’è realizzato. La prima della classe non è riuscita a diventare giornalista, la bellona non ha sfondato da nessuna parte (né come attrice né come modella), l’aspirante cantautore continua ad aspirare e il figlio di papà si fa ancora mantenere a 35 anni. Forse per la frustrazione per le promesse non mantenute, certamente per una botta di droga fornita dal più testa di cavolo, il gruppo passa una notte brava al termine della quale tutti si ritrovano senza memoria. Si risvegliano al mattino nella vecchia scuola e ripetono (o cercano di ripetere) la vecchie mattane (tra cui un’assurda caccia al tesoro).
La chiusa più frequente di queste commedie sui salti generazionali è quella di far rientrare nell’ordine gli ex ribelli con la conclusione che la giovinezza è fuggita tuttavia e che nell’indomani c’è la certezza che niente può ridare lo sprint perduto. E invece Mandelli ci propina un finale anticonformista. Partendo dalla constatazione che la gioventù degli annidi fine secolo è stata una generazione ammosciata priva di grinta e di ideali (non solo quella italiana) la storia offre ai suoi personaggi un’occasione per ribellarsi, per mandare (meglio tardi che mai) il mondo degli adulti (ormai anziani) a farsi fottere.
Per Cena di classe Mandelli ha avuto la fiducia della Medusa e non sempre ha dimostrato di meritarla nel corso dei cento minuti di film. Certo, non ha il respiro del vero regista di commedie, però dirige bene gli attori, tutti poco conosciuti, ma tutti convinti dei personaggi (tra i migliori la bella Beatrice Arnera e il tarchiatissimo Nicola Nocella). E memore delle impennate de I soliti idioti, non è stato avaro di belle battute. Una, la primissima «Bonelli non dire cazzate», ha suscitato una decisa ilarità. Ma forse credevano che non fosse casuale.
CENA DI CLASSE. Con Beatrice Arnera, Francesco Mandelli e Herbert Ballerina. Regia di Francesco Mandelli.Produzione Italia 2026. Durata: 1 ora e 41 minuti.