La vita di Antonio Teocoli, Teo per tutti, è un romanzo.
Mille i capitoli giocosi, gli aneddoti, i successi ma anche le baruffe. Teo è il ragazzone di sempre, quello del Derby e della corte a Brigitte Bardot, della fratellanza con Celentano e dei miliardi offerti da Berlusconi ma da lui rifiutati.
Teo, vero che hai cancellato la data di nascita sul tuo passaporto?
«No. Anzi sì. Ho 81 anni ma ne leggo 18».
La verità: hai un po’ meno voglia di ridere? E fa ridere?
«Affatto. Mi sono accorto che gli anni passano solo una sera in cui ho chiesto a un amico: quando gioca il Milan? E lui: Teo, ha giocato ieri sera...».
Nostalgia canaglia per gli anni belli?
«E qui ti correggo: non sono stati belli bensì magnifici nella mia Milano delle ringhiere e del Derby, degli anni Sessanta e degli amici. Come il Dogui».
Tu sei nato a Taranto.
«Come altri pugliesi del Derby, da Enzo Jannacci allo stesso Abatantuono».
A proposito, è vero che c’è freddezza adesso con Diego?
«Ma no, figurati. L’ho conosciuto bambino perché sua mamma Rosa era la guardarobiera. Ma aveva dieci anni meno di noi, Diego. E lo sfottevamo assai. Lui voleva stare con noi, allo stadio, e noi facevamo finta di non conoscerlo».
Baruffe molte con quegli amici di vita, vero?
«Baruffine, mai un litigio da togliersi il saluto. Ci siamo persi dopo il Derby, poi ritrovati».
Con Boldi?
«Cipollino? Impossibile litigarci, ci sentiamo tutti i giorni. Vorrebbe venire a trovarmi ma ha un grosso problema».
Ovvero?
«Giorni fa ha parcheggiato l’auto su una rotaia del treno e ha bloccato il traffico per un giorno intero. Così gli hanno tolto la patente. Per cui, abitando io in centro e lui a Milano 3, non mi viene più a trovare».
E con Gene Gnocchi?
«Ho letto che abbiamo litigato, non è così. Con Gene Gnocchi siamo amici, nessuno screzio fra noi come era scritto sul web che è un mondo fasullo».
E veniamo al vero rapporto angolare, quello con Celentano.
«Ma se ci conosciamo da quando avevamo 14 anni... Lui è il fratello grande, io il fratello piccolo. Ci vogliamo bene».
Ci sarebbe di mezzo anche una sorella di nome Claudia?
«La Mori? Partiamo dal presupposto che Adriano ha molto sofferto le peripezie del programma Adrian, a suo tempo. Claudia è sua moglie e lo protegge ma non è certo mia sorella. Diciamo che riveste un ruolo complicato».
Chiarisci.
«L’altro giorno eravamo al telefono, io e Adriano. Si è sentita in lontananza la voce di Claudia: “Con chi sei al telefono?”. E Adriano: “con Teo”. Lei: “riattacca subito!”.
Addirittura?
«Ma sì, è fatta così anche se per un certo periodo facevamo colazione insieme tutte le mattine. Pagavo sempre io, però».
Da quella Milano che hai vissuto sono passati proprio tutti, vero?
«Enzo Jannacci era il nostro motore artistico e creativo. Con Cochi e Renato stavamo formando un trio, poi restarono loro due... C’era anche Paolo Villaggio, già intelligentissimo e furbissimo. E un altro genovese poi diventato un mito».
De André?
«Certo, assolutamente diverso da quello che si è trasformato in Faber. Era un borghese sempre vestito bene».
Cantava?
«No, ascoltava la mia band che si chiamava Quelli. Ero il frontman del gruppo e li spingevo anche se non avevano successo. Li introdussi nella musica che contava e diventarono la PFM. De André fumava e ci ascoltava soltanto».
Una volta Enzo Jannacci mi disse: Teo sa fare tutto, è un top. Anche ballare.
«Un anno venni coinvolto in un musical che era la versione italiana di Hair. C’era pure la Bertè. Una sera il copione prevedeva che cantassi e ballassi nudo, ma in mezzo a due ballerini neri. Quando, danzando, guardai in basso e feci il confronto, sbiancai».
Il programma televisivo al quale sei più affezionato?
«Mai dire gol, precursore di tutti quelli che ci sono adesso. Sai come inventai il personaggio di Caccamo? Indossando una giacca azzurra che qualcuno aveva abbandonato in un camerino».
Vero che Raimondo Vianello era un po’ geloso del tuo modo di fare comicità?
“Sì. Era un grande, Raimondo, con la sua comicità cinica. Però mi diceva sempre: Teo, tu fai le imitazioni, fai solo quelle e sfonderai ovunque. In realtà era geloso».
Negli anni Sessanta ti sei dato parecchio da fare con le belle donne, vero?
«Mi vuol fare dire il contrario? Crescerebbe il naso».
Hai avuto un flirt anche con Brigitte Bardot?
«Ero spesso nella sua villa in Costa Azzurra perché frequentavo una ragazza del suo entourage. Un giorno, mentre prendevamo il sole, per caso ci sfiorammo i piedi. Fu un attimo travolgente, stavo per saltarle addosso. E mi è rimasta una convinzione».
Quale?
«Ci sarebbe stata, eccome».
Quel Teo con i baffi era uno sciupafemmine.
«Però in mezzo a molte conquiste devo ammettere che feci cilecca con Corinne Clery».
La diva di Histoire d’O e, poi, anche Bond-girl?
«Esatto. Le feci una corte serrata ma non me la diede. Ci rimasi male, la mia autostima barcollò. Ma solo per qualche giorno».
La più bella di tutte?
«Sofia Loren, sempre carinissima con me. A una recente sfilata di Armani ha mollato tutti ed è venuta a salutare me. Chiarisco, mai successo nulla con Sofia, eh...».
Ora sei circondato da donne.
«In famiglia sì. Per un problemuccio fisico ho cancellato le date teatrali di questa primavera e mi trasferisco nella mia casa di Ibiza. Con me ci saranno sei donne, da mia moglie alle mie figlie. Forse sette se si presenta anche mia suocera».
Studierai una nuova imitazione sotto il sole di Ibiza?
«Dopo Valentino Rossi e Bobo Vieri, penso a Sinner. Ma non mi dispiacerebbe anche Crosetto. Altissimo e con gli scarponi militari».
Ultima cosa: mi rinfreschi quando hai sbattuto la porta ad Arcore e te ne sei andato?
«Io e Boldi eravamo stati convocati per fare un programma in Fininvest, andavamo forte con il nostro show ad Antenna 3. Berlusconi, dopo cena, ci offrì miliardi ma impartì delle direttive sul programma che aveva in mente. Io cominciai a capire che ci voleva imporre persino le gag e allora mi alzai, rinunciai ai soldi e dissi: mi consenta, lei si occupi di Milano 2 e Milano 3 che degli show ci occupiamo noi. Tanti saluti».
Schiena diritta, si chiama.
«Semplicemente voglia di libertà artistica, poi con Silvio ho chiarito. Pur pagando e facendo la figura di quello che ha un brutto carattere, ho cercato di esserlo sempre un hombre vertical».