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Leo Gassman insultato dai collettivi: "Fascista, non devi cantare per FdI"

di Massimo Sanvito lunedì 11 maggio 2026

3' di lettura

Pure Leo Gassmann, figlio di Alessandro e nipote di Vittorio, è diventato fascista? Cronache dal magico mondo dei collettivi rossi. Quello per cui se pur ti dichiari di sinistra ma osi dialogare con uno di destra diventi un nemico. Da insultare, denigrare, combattere.

Succede che alla Sapienza di Roma viene organizzato un evento aperto a tutti, per mercoledì pomeriggio, con ospite il giovane cantautore già vincitore del Festival di Sanremo 2020 nella sezione “nuove proposte”. A invitarlo a suonare, nel piazzale della Minevra di fronte al rettorato, sono i ragazzi di Azione Universitaria, movimento legato a Fratelli d’Italia. Studenti a cui non frega nulla dell’orientamento politico dell’artista: vogliono semplicemente proporre un momento diverso nella vita dell’ateneo. Gassmann junior accetta e la locandina per pubblicizzare l’evento comincia a girare. Apriti cielo.
Nell’immondezzaio dei social si scatena il putiferio.

«Leo Gassmann fascio». «E mo’ chi glielo dice al padre che questo va agli eventi con Azione Universitaria?». «Che vergogna. E poi fa il queerbaiter (marketing legato al mondo Lgbt, ndr)». Secchiate di fango a non finire semplicemente per aver deciso di fare il proprio mestiere: cantare e suonare la chitarra.

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Quando la palta, per non dire altro, raggiunge livelli di guardia, è Leo in persona a intervenire nelle sue storie instagram: «Chiarisco questa cosa perché mi avete scritto ed evidentemente non è chiaro. Il 13 maggio suonerò alla Sapienza a Roma. Oltre a suonare nei club stiamo portando la musica anche nelle piazze e nelle università perché credo che sia un buon modo per conoscersi e volersi bene». E poi ecco la precisazione: «Non ci sarà, come non ci è mai stato in questo tour, nessuno stand politico, né di destra né di sinistra. Il concerto è aperto a tutti gli studenti e anche a chi viene da fuori».

Infine un augurio: «Per favore non mettetemi al centro delle vostre guerre politiche perché non mi appartengono. Starò sempre dalla parte della libertà, dell’amore e di chi ha più bisogno». Passano due ore e cambia tutto. L’appuntamento è annullato. Sempre nelle storie instagram, Gassmann annuncia: «Dopo essermi informato dai canali ufficiali della Sapienza, abbiamo deciso di annullare l’evento del 13 maggio».

E perché mai? «Volevo solo fare una schitarrata come ho fatto nelle altre università in giro per l’Italia! Non avrei mai immaginato di finire al centro di un dibattito politico. Evidentemente a Roma non è così facile. Un po’ mi dispiace».

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LA SCUSA DEL PAPA

A stretto giro arriva anche il comunicato di Azione Universitaria. «Con immenso dispiacere comunichiamo che l’evento del 13 maggio è rinviato per “motivi organizzativi” da noi indipendenti e che non ci sono stati ancora chiariti. Esprimiamo la nostra solidarietà all’artista, bersaglio di numerosi insulti e critiche», si legge. Con una puntualizzazione: «Riteniamo, tuttavia, che in un’università dove è permesso occupare aule abusivamente, dove è permesso vandalizzare le infrastrutture, eventi come questo siano linfa vitale per la comunità studentesca e non un problema. Forse è necessario fare una riflessione su quali siano le priorità di questa università».

Tra i corridoi della Sapienza, però, rimbalza una versione ufficiosa: i vertici dell’ateneo avrebbero deciso di far saltare il concerto per evitare un sovraccarico di eventi in concomitanza con la visita del Papa. Leone, però, è atteso in università giovedì, ovvero il giorno dopo... Un accorgimento che assomiglia più a una scusa per evitare che le tensioni social si trasformassero in blitz fisici. Non è un mistero, infatti, che alla Sapienza imperversino collettivi rossi poco dediti al dialogo. Daniele Capezzone e David Parenzo furono costretti a farsi scortare dalla polizia solamente per poter parlare a un convegno regolarmente organizzato in quanto «fascisti» e «sionisti».

INTOLLERANZA AL POTERE
Nel 2008 persino Papa Ratzinger fu bandito dall’università: una parte del corpo docente e i “bravi ragazzi” dei centri sociali travestiti da universitari fecero le barricate in nome della laicità dell’ateneo. Diciotto anni dopo toccherà a Leone XIV varcare i cancelli della Sapienza per una “visita pastorale”. E chissà se i soliti noti, giovedì, troveranno il tempo per contestare pure lui...

Tornando al “caso Gassmann”, è curioso rilevare come i cortocircuiti, a sinistra, non sono solo frequenti ma sono anche di gran lunga i più divertenti. Perché dimostrano una verità incontrovertibile: se c’è un luogo dove la democrazia vacilla, in Italia, è proprio tra le fila di quei collettivi rossi che pontificano di libertà. E poi insultano, minacciano e censurano. Campioni d’intolleranza.

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