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Helen Mirren, l'orrore totale: "Maledetta put***a sionista", assalita in strada

di Dario Mazzocchi venerdì 29 maggio 2026

3' di lettura

Un pesante insulto da quello che credeva essere un fan che chiedeva di poterla salutare e si è rivelato invece un attivista filopalestinese che le ha riversato contro tutta la sua rabbia: l'attrice britannica Helen Mirren è stata molestata per le strade di Londra con l'epiteto «maledetta put***na sionista». Un video diffuso ieri sui social media – e realizzato dall'attivista – mostra l'attrice a passeggio per Londra con il marito, il regista e produttore americano Taylor Hackford che ha diretto Ufficiale e gentiluomo.

Mirren all’inizio sorride all'uomo e gli chiede se va tutto bene, ma questi mostra subito le sue intenzioni: «Ecco Helen Mirren, la nota sionista. Hai detto che Israele dovrebbe esistere per sempre a causa dell’Olocausto».

È solo il preambolo, perché a quel punto l’attivista va giù pesante: «Lei era molto felice che le case dei palestinesi fossero distrutte. Sei una maledetta put***na sionista». «E anche tu – prosegue rivolgendosi a Hackford che lo manda a quel paese – vaf***ulo, tu e tutti quanti». A questo punto l’uomo si allontana.

L'associazione inglese Campaign Against Antisemitism, con un post su X, ha dichiarato che il contenuto, diffuso da un account chiamato Anti-Fascist Action UK, è «assolutamente sconvolgente». «Siamo arrivati a un punto in cui i personaggi pubblici possono essere insultati e aggrediti verbalmente solo perché percepiti come simpatizzanti dell’unico Stato ebraico al mondo o perché non disposti a conformarsi a un test ideologico di purezza», si legge nel commento.

Mirren, 80 anni, vincitrice dell'Oscar come migliore attrice per il ruolo di Elisabetta II in The Queen e insignita del titolo di dama dell'impero britannico, nel 2023 ha interpretato Golda Meir, l'unica donna primo ministro israeliana, nella pellicola Golda. In occasione del lancio, aveva rilasciato un'intervista in cui affermava: «Credo in Israele e nella sua esistenza e credo che debba essere così per il futuro, per il resto dell'eternità. Credo in Israele a causa dell'Olocausto». Lo scorso mese si è unita ad altri artisti nel firmare una lettera a sostegno della partecipazione di Israele all'Eurovision, la competizione musicale organizzata dai Paesi membri dell'Unione europea di radiodiffusione (Uer).

«So che in Israele esiste una base, un fondamento di profonda intelligenza, sensibilità e impegno», aveva dichiarato sempre tre anni fa. Il suo sostegno per lo Stato ebraico è iniziato nel 1967, quando lo visitò dopo la Guerra dei Sei Giorni e fece un'esperienza di volontariato in un kibbutz. Allo stesso tempo, non ha mai nascosto le critiche verso il premier Benjamin Netanyahu, accusandolo di adottare una leadership «maschilista».

L’aggressione all’attrice arriva a un mese dall'attacco contro la comunità ebraica di Golders Green Road, nel quartiere di Southwark, rivendicato dal gruppo Harakat Ashab al-Yamin al-Islamia, movimento di facciata delle Guardie della rivoluzione islamica iraniane. Due uomini rimasero feriti dalle coltellate dell’attentatore, un quarantacinquenne britannico di origine somala. Un gesto condannato in prima persona da re Carlo III che il 14 maggio ha visitato la zona in solidarietà con la comunità locale: tra le azioni antisemite nel quartiere, a marzo furono date alle fiamme quattro ambulanze dell’organizzazione no profit Hatzola.

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