A L’aria che tira su La7 Gerardo Greco mostra le foto di Mohammad Hannoun con Marco Furfaro, Gaetano Pedullà, Laura Boldrini, Alessandro Di Battista. Tutti esponenti del centrosinistra che in questi ultimi anni hanno avuto rapporti con il presidente della Associazione Palestinesi in Italia, finito in arresto ora con l’accusa di aver raccolto fondi nel varigato universo pro-Pal e averli usati non per alleviare le sofferenze della popolazione di Gaza ma per finanziare la macchina terroristica di Hamas.
Un bell’imbarazzo per le opposizioni, che forse hanno sottovalutato quanto Hannoun fosse chiacchierato. Da tempo. A spiegarlo è Claudia Fusani, giornalista de L’Alta voce e di Quotidiano nazionale, che in studio spiega chi sia davvero. «Tu sei stata querelata da Hannoun, giusto?», le chiede Greco. «Ai tempi dell’Unitàconferma la cronista -. Negli anni tra 2008 e 2017, ci siamo occupati più volte di questo signore, i cui conti correnti erano attenzionati dalla Guardia di Finanza...», «Anche Repubblica è stata querelata», aggiunge il padrone di casa. «Sicuramente, ci faceva anche delle cause importanti, sia penali sia civili. Tant’è che noi, che eravamo un giornale più piccolo, abbiamo dovuto a un certo punto...». Non termina la frase, Fusani, ma il senso è chiaro: desistere, per non incorrere in beghe giudiziarie infinite.
I conti di Hannoun, prosegue Fusani, «venivano sequestrati con la stesse accusa, di finanziare Hamas e quindi il terrorismo, dopodiché venivano dissequestrati. Questa battaglia con Hannoun è veramente una battaglia che va avanti dal 2001, è un personaggio “noto agli archivi”, come si dice in gergo, però non riuscivano mai a chiudere».
«La svolta c’è stata dopo il 7 ottobre, perché queste donazioni sono aumentate e probabilmente sono riusciti, come dire, a chiuderlo in questa accusa, e adesso vedremo come andrà. Io personalmente non avrei mai dato un centesimo a questo signore, per quello che mi riguarda, perché, ripeto, è una persona molto aggressiva». Di sicuro, conclude con una punta di amarezza Fusani, per il centrodestra è una situazione win-win: «Putacaso, dovesse succedere che un Tribunale o un Gip dicessero che queste accuse non reggono, dopo ci sarà l’attacco alla magistratura cattiva».